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Wall Of Sound @ Trieste Film Festival: Music loves you tender

Quante volte ci sentiamo completi con un buon whisky ed una canzone a noi particolarmente cara?
Quante volte la summa della giornata si conclude tra le coperte con la testa sul cuscino piena di musica?
Le note possono essere semplici segni grafici che descrivono nella maniera più intima la nostra esistenza accompagnandoci come in un film, tra alti e bassi.

Cosa saremmo senza la musica? Quante esistenze scivolerebbero via senza un ricordo?
Questo stutturato rapporto viene ben dipinto da tre personaggi, protagonisti di tre malinconici lungometraggi presentati al Trieste Film Festival.

Qual è la prima cosa che viene in mente pensando al rock and roll?
Sesso e droga, ovviamente, a contorno di una vita da rockstar, che brilla sia sul palco sia sulle strade, sfidando la gioventù e gli eccessi, ma cosa ne rimane a chi cresce o meglio invecchia senza aver messo in conto il futuro?
Non sempre le stelle mantengono la loro luce, alcune vengono inghiottite nel buio dell’anonimato, come è accaduto ed accade a Terry Papadinas.

Sigarette, birre, una chitarra ed una madre con cui vivere perché in passato le sue scelte di vita l’hanno portato a non avere nulla di concreto su cui esistere e rendersi autonomo, queste le tinte desolanti in “T 4 Troubles and the Self Admiration Society” che tracciano la scesa di chi negli anni ’70 grazie alla sua bravura e carisma aveva tutto: rock, amici, contratti e molto successo, ma che non curante dell’avvenire ha mandato tutto alle ortiche.
Musica senza futuro.

Quando il genio è insito nella persona si hanno davanti personaggi pittoreschi come Boguslaw Schaeffer, ex membro Gruppo di Cracovia, che minuto dopo minuto, sguardo dopo sguardo continua a comporre musica sperimentale e d’avanguardia, il tutto teneramente raccontato dal film biografico “Solo“.

Le sue giornate sono serene, tra una dormita pomeridiana e un pasto al ristorante, ogni espediente di vita quotidiana si trasforma in accordi, le persone diventano note e le rotaie del tram il pentagramma; si viene a creare tra il personaggio e l’ambiente un legame inscindibile fatto di melodie e di lunghe pause di respiri e luci.

Cracovia diventa un incantevole scenario riflesso dagli occhi di un’anziana persona che si esibisce nel suo essere, ma la stessa magia la si trova anche nella forza d’animo di Tudor Lakatos, zingaro della Romania settentrionale raccontato in “Viva Costanta!“: una pellicola incredibilmente romantica che narra le gesta di un padre di famiglia, nonché maestro, impegnato a portare avanti e nutrire amorevolmente i suoi sogni, incluso quello di diventare famoso come imitatore di sua Maestà Elvis Presley. Sin dall’alba la sua vita si destreggia tra foto appese allo specchio e mosse leggendarie, tutto per continuare a sognare, pur mantenendo uno stretto contatto con la realtà e senza dimenticarsi della moglie e della bambina, portandole sempre con sé nel cuore.

Un film poetico e caldo, capace di trasmettere molto nella sua semplicità di scene e di intenti, e di far simpatizzare con la storia di Tudor che ostinato continua per la sua strada.

La musica è come il genoma, una nota per ogni cromosoma, una base per ogni passo compiuto per avvicinarsi alla propria meta, un ventaglio di atmosfere e luci che riflettono esistenze in quell’attimo in cui gli occhi si chiudono sazi di whisky e ritmi.

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