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Impollinazioni

Walter Marocchi è un chitarrista. I Mala Hierba sono la sua band.

Escono con “Impollinazioni”, un album tutto strumentale, classicamente jazz, contemporaneo, che si rifà molto alla musica etnica (su tutte, il tango argentino, la world music e il flamenco), ma che richiama anche il blues e alcuni brani di Pat Metheny. Sono questi gli unici aspetti che renderanno i Mala Hierba un po’ indigesti ai puristi, ma per le medesime ragioni l’album potrebbe invece soddisfare chi ama le sonorità calde del jazz e uno stile variegato e di atmosfera, poggiato per lo più su chitarra e pianoforte (si ascolti “Caduto Dal Cielo”, con un piano a tratti quasi noise).

Tutti gli strumenti trovano comunque il loro spazio e la tromba non resta in secondo piano (“Certa Gente”). È piacevole trovare un album tanto aperto alla contaminazione che, nonostante questo, riesce a mantenere una uniformità di fondo e uno stile chiarissimo. C’è elettronica, c’è malinconia, c’è gioia, c’è combattimento e c’è pacificazione, e per tutto c’è lo spazio dovuto: nulla stona o risulta fuori luogo.

Tra gli strumentisti brillano poi il pianista siciliano Fabrizio Mocata, già con stelle del jazz come Tavolazzi, Cantini, Fioravanti, e il trombettista Paolo Milanesi, precedentemente con La Crus, Enrico Rava, Tullio De Piscopo. Con loro, Carlo Ferara al basso, Stefano Lazzari alle percussioni e Antonio Neglia alla chitarra acustica.

Chi vi scrive non è un’amante del jazz in senso stretto, ma ha saputo apprezzare un album che, oltre alle positive caratteristiche di cui sopra, sarebbe un perfetto sottofondo ad altre attività. Culinarie, per esempio, mentre si sorseggia un buon vino con indifferenza e in totale relax.

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Contro

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