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Il concorso ufficiale della nona edizione del Festival del Film di Roma, denominato quest’anno Cinema d’Oggi, inizia con un interessante film battente bandiera tedesca,  scritto e diretto dal regista Buhran Qurbani, nato in Germania da genitori rifugiati politici scappati dall’Afghanistan nel 1979. Ed è proprio d’immigrazione e di difficoltà d’inserimento nel tessuto sociale ospitante che si parla, prendendo come spunto narrativo un fatto di cronaca realmente accaduto: gli assalti di gruppi di giovani di estrema destra agli alloggi degli immigrati, che provocarono tre giorni di sangue e violenze nell’agosto del 1992.

Stefan e Martin sono due amici per la pelle. È l’agosto del 1992, il Muro è caduto da poco, i giovani dell’ex Germania Est sono spaesati, senza lavoro, e rivolgono la loro rabbia verso gli immigrati che abitano la “Casa dei Girasoli”, un palazzone di cemento che ospita vietnamiti e rumeni di etnia sinti e rom. Sono questi ultimi, inizialmente, il bersaglio di Stefan, Martin e della loro accolita di sbandati, ragazzi alla ricerca di una nuova identità oltre che violenti e razzisti. Ma quando vengono sgomberati dalle forze dell’ordine, la rabbia si riverserà contro i vietnamiti …

Il film di Qurbani è intriso di un pessimismo fosco e cupo, senza speranza. La prima parte è fortemente debitrice, nella messa in scena e nella fotografia, del cult “L’odio” di Mathieu Kassovitz che, pur ambientato in Francia, affrontava le stesse tematiche. Ci si concentra su una giornata, dal mattino alla (terribile) notte. Famiglie assenti, confusione ideologica, rigurgiti di neonazismo come reazione alla dittatura, totale impossibilità di assorbimento delle culture “altre”. Non è solo la Germania Est, lasciata in balia di un capitalismo che invece  di portare benessere ha distrutto le (poche) certezze, è qualsiasi Paese soggetto ad una spaventosa crisi economica, è una vicenda di strettissima attualità (basta vedere cosa è successo nel quartiere romano di Corcolle appena qualche giorno fa). Il bisogno di essere “massa”, di sentirsi uniti in un gruppo, qualunque aberrazione questo comporti, ci è mostrato con una brutalità davvero rara: e non si salva nessuno, bambini compresi.

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