Home > Recensioni > Wewe: Wolf In The Piano
  • Wewe: Wolf In The Piano

    Wewe

    Loudvision:
    Lettori:

Rituale sacrificale

Se di musica alternativa non siete stanchi e cercate sempre di spingervi oltre, ascoltate “Wolf In The Piano” dei torinesi Wewe.

Dodici canzoni mistiche al limite tra musica europea ed africana, suoni cupi e quasi indecifrabili, ritmiche ripetitive da estimatori di peyote, voce dark e romantica, dolce e macabra insieme.

Un sound in voga in questo periodo e riproposto più volte. Ma non tutti hanno la capacità di trasmettere la reale e viscerale profondità di chi, contro la massa, crede in questi progetti particolari.

Prendete ad esempio i brani “State Of Grace” o “Masai” e immergetevi in un sogno offuscato in bianco e nero, dove le immagini passano da deserti aridi a sterminati freddi antartici. Questo è lo stato d’animo che non potrete combattere se vi immergerete nell’ascolto dell’album. Se avete voglia di fare una vacanza in Congo portate con voi il disco e fatelo ascoltare allo sciamano del villaggio… lui sì che ne saprà fare buon uso. Se, invece, il vostro viaggio punta a mete più commerciali potreste finire in California e trovarvi davanti l’immagine di Jim Morrison con la pelle nera, invecchiata dal sole cocente. Anche in questo caso, dategli il CD.

Pro

Contro

Scroll To Top