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WGT 2011 – Dark di tutto il mondo, unitevi!

È un’atmosfera rilassata e fuori dal tempo quella che si respira a Lipsia durante il Wave Gotik Treffen: la città viene invasa da un profluvio di bizzarre figure, prevalentemente in nero, che parlano molte lingue diverse e sono abbigliate secondo diverse correnti del movimento (se di movimento di può parlare) dark: gli industrialist dal design minimalista, netto, aggressivo; i goth veri e propri pieni di pizzo, merletti, corsetti; i vittoriani in sottogonna a pallone, redingote e cappello a cilindro; i cybergoths pieni di borchie e placche d’acciaio, con copricapi composti di dreadlocks di plastica coloratissima; gli steampunk, muniti di aggeggi finto-antichi che li fanno sembrare usciti dai libri di Jules Verne; i militaristi in uniformi di varie fogge, spesso pezzi originali della vecchia Germania Est; i medievalisti con tuniche di panno e sandali (concentrati soprattutto nel “Medieval Village” a loro dedicato); i primitivisti vestiti interamente di pellicce, come gli uomini delle caverne dei film anni ’60. Sono una compagnia pacifica e gentile, come dimostra il fatto che l’intero WGT si è svolto senza incidenti, risse o quant’altro. Via con la cronaca giorno per giorno.

VENERDI’

La suggestiva Kuppelhalle, uno spazio circolare dal soffitto semisferico, ospita una insolita installazione: un cubo di garza bianca dentro il quale suonano i misteriosi alfieri del laptop Anti-Group e la loro incarnazione un po’ più famosa, cioè Clock DVA. Sui lati del cubo vengono proiettate delle visuals complessissime, basate sulla variegatezza del mondo naturale nel caso di Anti-Group (dalla musica più astratta e convincente), e su una galassia in perenne movimento quando è il turno di Clock DVA (con pezzi più ritmici e aggressivi). Il frontman Adi Newton e compari non erano sulle scene da una ventina d’anni, il pubblico è deliziato dalla doppia esibizione ed esplode durante i bis richiesti a gran voce. Un trionfo meritatissimo.
Nell’intervallo fra i due concerti, nella Kantine (una sala laterale della Kuppelhalle) gli Owls offrono uno stacco deciso. Buon neofolk malinconico e mai troppo pesante, come ci si aspetta dal veterano Tony Wakeford (Death In June, Sol Invictus); per questo progetto, Wakeford è coaviuvato dall’elettronica del compositore dark ambient Eraldo Bernocchi. Il risultato è raffinato e a tratti quasi sognante, un contraltare perfettto all’elettronica della sala principale.

SABATO
Oggi il programma è ricchissimo e varie sovrapposizioni fanno dannare l’anima, ma qui si decide di piantare radici al Der Anker, un pub + venue in periferia con un’acustica sorprendente e ottimi superalcolici – cosa vuoi di più?
I tedeschi Kunst Als Strafe vogliono far vedere a tutti i costi che sono degli intellettuali: un frontman che ha guardato troppi video di Nick Cave, una violoncellista e un “rumorista” danno vita a pezzi astratti e lunghissimi dalle liriche esistenziali e politiche; all’inizio lodevoli, poi si perdono nell’improvvisazione autoindulgente finché la forza delle timbriche svanisce. Peccato.
Si cambia letteralmente musica col duo Greyhound, nome di punta dell’etichetta techno-dance Hands. Si balla forte al ritmo dei loro loops impazziti, i loro suoni sono rudi e violenti ma allo stesso tempo irresistibili ed emozionanti. Da seguire senza se e senza ma.
I Greyhound hanno anche il merito di scaldare l’atmosfera abbastanza prima dell’entrata in scena di N. U. Unruh degli Einstuerzende Neubauten: il pubblico viene fatto uscire dall’area concerti (facile, col pub proprio lì a fianco) mentre il personale riempie la sala di tavoli pieni di casse e cembali; quando è tutto pronto, il pubblico rientra e riceve grosse bacchette di legno; comincia un folle drumming collettivo che presto, da caotico, si fa regolare: il pubblico del WGT si incanala spontaneamente in un ritmo techno-tribale ubriacante. La sottoscritta si fracassa due dita ma è impossibile non farsi trascinare.
Lo spettacolo viene chiuso in bellezza dai veterani Militia, nati negli anni ’90, col lor percussive industrial che richiama lo stile dei Test Department. Insomma, i Militia fanno sembrare i Neubauten una banda di paese. Proclami pseudo-politici al ritmo di… di… di qualsiasi cosa che faccia rumore, bidoni di metallo, ingranaggi, tubi di ferro aggrediti da seghe circolari che producono una pioggia di scintille. Poi il frontman polistrumentista Frank Gorissens invita sul palco sia Unruh sia il pubblico, e via col secondo drumming selvaggio della serata! Altre dita insanguinate ma adrenalina altissima, la gioia collettiva è palpabile.

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DOMENICA
Se non ci fossero i chioschi di salsiccie e bistecche sparsi per tutto il festival, gran parte del pubblico sarebbe costretto a sopravvivere con la dddddroga. Noi invece si preferisce il buon vecchio manzo. Poi ci sono anche quelli che non si fanno mancare niente e mangiano la bistecca e poi la dddddroga e poi vanno al Werk II a sentire i tedeschi 100Blumen: cybergoth energetico ed efficace come da tradizione dell’etichetta Ant-Zen, però stanca presto. C’è un matto capellone che fa dello headbanging una scienza e compone disegni astratti nell’aria con la sua chioma. Io l’ho guardato headbangare senza fermarsi per 40 minuti; l’ho poi ritrovato verso le 3 di notte in un’altra sala, e indovinate un po’?, stava headbangando ancora.
Intanto però bisogna correre all’Agra, la venue principale (anche sede del meraviglioso mercato goth dove spendere centinaia di euri in dischi, vestiti e parafernalia varie). Ci sono i Killing Joke! E sono tetragoni, massicci, solidi come non mai. Il loro suono non ha perso un pizzico di aggressività. Da “Love Like Blood” alla nuova “European Superstate”, chiudendo con l’immortale “Pandemonium”, Jaz Coleman e colleghi si riconfermano grandissimi, anche se nessuno lo dubitava.
È il turno degli spagnoli Esplendor Geometrico: attivi dai primi anni ’80, creatori della loro etichetta ultra-indipendente (Geometrik Records), decani della scena industrial. Lievemente meno urlanti dei Greyhound ma altrettanto potenti, coadiuvati da visuals raffinate e psichedeliche.
E siccome ballare ci piace, si conclude la nottata coi Recoil, ovvero Alan Wilder (ex Depeche Mode), e Paul Kendall. Fanno i Depeche Mode remixati più altro materiale. Già visti a Londra il mese scorso al Mute Weekend (tre giorni di festival per celebrare la celeberrima etichetta Mute di Daniel Miller) ma stavolta molto più intensi, divertiti e divertenti.

LUNEDI’
Lustmord viene dalle campagne del Galles e ha cominciato a riempirle di suoni spaziali ed emozionanti dagli anni ’80. Stasera, l’ultima sera, propone nella Kuppelhalle drones lugubri, opprimenti ed inquietanti abbinati a visuals cosmiche (tecnicamente straordinarie, in parte create da lui e in parte da una squadra di artisti digitali), che partono da un cielo pieno di nuvole astratte per passare ad animazioni di fluidi, alla creazione e organizzazione degli elementi “pesanti” quali i metalli, per poi sciogliersi nel fuoco e rinascere sotto forma di sfera incandescente. Uno spettacolo magico, catartico, persino corroborante.
Molto simili a Lustmord sono i tedeschi Inade, dark industrial ambient dalle frequenze oltremondane; è in effetti un peccato programmare il loro show proprio dopo Lustmord: essendo meno famosi e non avendo visuals non all’altezza, è facile non comprenderne la reale bravura. In realtà il loro dinamismo sonico ricorda le grandi evoluzioni del cosmo. Insomma, se gli Inade ti fanno vedere cosa è successo all’universo primordiale, Lustmord ti immerge in quell’universo.
Il gran finale porta il nome e la fama di Chris & Cosey (Chris Carter e Cosey Fanni Tutti degli ex Throbbing Gristle, naturalmente); solenni, eleganti sacerdoti dell’elettronica, ma soprattutto creatori di ritmi durissimi e aggressivi, specialmente nell’emozionante “Driving Blind”. Uno show psichedelico e coloratissimo per una coppia con molta storia alle spalle e sulle spalle.
C’è ancora un po’ di tempo per correre a sentire gli ultimi minuti di Nitzer Ebb. La loro EBM ha illuminato gli anni ’80 e a dire il vero non ha mai smesso; Douglas McCarthy non si ferma mai, saltella per il palco coi suoi indistruttibili occhialetti neri. Anche loro sembrano più freschi a Lipsia che al Mute Weekend di Londra, ma soprattutto sono una degna chiusura per un festival godibile, ben organizzato e dalla line up validissima. Arrivederci darkettoni, all’anno prossimo!

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