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What’s your favorite colour baby? Living colour!

Sono circa le 22.20 quando i quattro newyorkesi fanno il loro ingresso sul palco tra le ovazioni di un Rolling Stone gremito. Naturali, scherzano tra loro e con il pubblico, mostrandosi da subito semplici e gioviali, un atteggiamento degno di rispetto e stima sincera.

Appena il tempo di sistemare gli strumenti e, senza perdere il sorriso, aprono le danze con una potentissima “Auslander”, da “Stain”, capolavoro del 1993.
La scaletta prosegue pescando a piene mani da tutti i quattro lavori pubblicati e il consenso del pubblico è pressoché totale. Affiatamento, tecnica sopraffina e tanto tanto talento. Passano, tra le altre, “Operation Mind Control” dall’ottimo e sottovalutato “Collideoscope” (2003), una velocissima versione di “Type” con tanto di jam reggae, “The Glamour Boys” cantata a squarciagola dai presenti, “Love Rears It’s Ugly Head”, “Middle Man”, “Ignorance Is Bliss”, la cover di “Should I Stay Or Should I Go?” dei Clash ed anche uno dei pezzi che andrà a comporre il prossimo album previsto per i primi mesi del 2009.

Dopo un assolo di batteria e percussioni di Will Calhoun ed un intermezzo elettronico condito da scratch e loop assortiti da parte di mister Vernon Reid (chitarra), rispondono all’appello anche “Cult Of Personality” e “Time’s Up”, due bolidi capaci di scatenare il pogo davanti allo stage e consegnare alle cronache un gruppo maturo, maledettamente in forma e sicuro dei propri mezzi.
Ma quel che stupisce davvero è come i ragazzi sfoggino una maestria e un trasporto appannaggio di pochi. Mai autoindulgenti o arroganti, dispensano sorrisi e strette di mano al pubblico mostrando anche una notevole autoironia (oltre alla consueta critica politico-sociale, da sempre nel repertorio di Reid e soci) che sfocia in un siparietto in cui il bassista Doug Wimbish fa urlare a tutto il pubblico “fuck Bush!”.

Difficile, insomma, trovare una pecca nell’esecuzione e nello stato di grazia dei quattro, con un Corey Glover impegnatissimo ad inebriare con il suo timbro caldo e potente e il duo Reid-Wimbish a sommergere gli astanti con intricate e fantascientifiche spirali di note sui ritmi eclettici di Will Calhoun.

A mezzanotte, dopo tanto divertimento e alta qualità, la band saluta un pubblico visibilmente soddisfatto e si ritira nel backstage. Segue una gradita apparizione all’ingresso del locale per stringere mani, firmare autografi e scattare foto con i fan estasiati da tanta umiltà e professionalità.

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