Home > Recensioni > When Saints Go Machine: Infinite Pool

Metropoli in futuristica decadenza

Diciamolo, la Danimarca non fa esattamente la parte del leone tra i paesi scandinavi. Anzi, spesso rimane in secondo piano, sovrastata da quei fratelli ingombranti che sono la Svezia e la Norvegia. E dal punto di vista musicale, perfino la piccola Islanda può vantare maggiori successi (e si parla di nomi come Sigur Rós e Bjork). Ma tutto questo non basta per liquidare la Danimarca come una wasteland musicale. Lassù, c’è qualcosa che si muove. E si muove bene. Direttamente da Copenaghen arriva il nuovo album dei When The Saints Go Machine. Sensazioni da sottosuolo, garage oscuri e scenari da archeologia industriale, suoni sintetici che riecheggiano tra le volte di una metropoli decadente.

Tutto l’album è retto dalla voce di Nikolaj Manuel Vonsild, tremante e fragile, che sembra sempre sul punto di spegnersi, sopraffatta dal rimbombare metallico di questa città sonora creata dai sintetizzatori del gruppo. Ma è proprio questa voce, a tratti troppo lamentosa, ad essere l’ingrediente principale dell’atmosfera che pervade i cinquanta minuti del disco. La partecipazione di Killer Mike in “Love And Respect” dà un indizio di quanto più figo sarebbe potuto essere quest’album.

Pro

Contro

Scroll To Top