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  • White Empress: Rise Of The Empress

    Peaceville Records / Self

    Data di uscita: 29-09-2014

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I White Empress sono tra noi. Si presentano con le accordature quanto mai ribassate, i ritmi serrati e le linee vocali – un intreccio di growl/clean 100% femminili e cori sinfonici – effettate. Gothic metal con forti spennellate di elettronica quindi, intriso di ferocia ed esuberanza (quasi) da palcoscenico.

Il cardine attorno a cui ruota la formazione è Paul Allender, già nei Cradle Of Filth per un ventennio. Sulla pesantezza e velocità dei suoi riff, come pure sulle melodie delle sei corde, si regge tutto il disco. Per il resto, la formazione pesca tra musicisti meno noti di provenienza statunitense. Si diceva dell’elettronica: il suo impiego avviene al servizio della sinfonia, più di rado per produrre intro (ma non solo) puramente sintetici. Linee vocali clean e growl sono spesso sovrapposte, in contrasto o riempimento dei suoni prodotti dal synth. Sulle seconde, la cantante Mary Zimmer fa un figurone, in virtù di timbriche acide e basse.

Non sempre la tensione rimane alta, soprattutto durante la prima parte del disco. Tant’è che l’apice di coinvolgimento sembra venir più volte sfiorato da “Sven’s Tower” in poi, ferma restando l’imponenza dell’opener “The Congregation”, brano-manifesto del sound della band. E pur tuttavia, dall’inizio alla fine di “Rise Of The Empress”, è la scorrevolezza a fare da filo rosso per l’ascolto. Un risultato raro per quello che è, pur sempre, metal estremo.

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