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  • White Lion: Return Of The Pride

    White Lion

    Data di uscita: 14-03-2008

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Cambiando i fattori, il risultato non cambia

Delle recenti reunion, la più coerente è certamente quella di Mike Tramp con Mike Tramp. I leoni, infatti, a patto che non si chiamino Aslan, una volta morti, generalmente non risorgono. E la cover art è plateale confessione che dell’orgogliosa criniera bianca sono rimaste solo le ossa. Questo non vuol dire che il tempo delle apologie sia esaurito. Anzi, l’aver evitato moniker epitaffici dimostra piuttosto un afflato di vitalità: come la coda della lucertola, che continua a muoversi quand’anche è stata tranciata dal corpo. Così, la creatività di Tramp sembra ignorare d’essere rimasta sola rispetto ai tempi che furono e partorisce uno dei più bei capitoli della band.
Se anche non si gode delle esibizioni di Vito Bratta, il virtuoso chitarrista italo americano che una volta aveva impersonato l’anima tecnica dei White Lion, Tramp lascia intuire che il vero mastermind si racchiude nella sua persona: a lui il diritto di vita e di morte, a lui anche il potere di resurrezione. E ci riesce: l’hair metal americano degli anni ’80 ritorna infatti in stile, riappropriandosi di un ruolo che gli era stato rubato dal più rude e massiccio melodic metal europeo. Viene riesumato anche il gusto per la semi-ballata, il piacere per i cori, per un cantato nasale e malinconico, che guarda all’orizzonte con gli occhi del ragazzo sfigato in amore.
L’album, dunque, nella sua composta perfezione, non lascia spazio a rimpianti. Che sia dunque quel che deve essere: una nuova formazione o una band che è sempre stata unipersonale, un semplice colpo di coda ben assestato o l’inizio di una terza vita.

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