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White rain and black sun

Non sembra per niente una serata di fine luglio a Roma, dove piove e la temperatura è abbastanza bassa al punto da far sorgere la domanda: ci sarà gente? La risposta è si, anche se probabilmente con un meteo più favorevole ce ne sarebbe stata di più.

Ad aprire c’è NNeka, artista soul dalla doppia anima tedesca e nigeriana, che si esibisce su un palco abbastanza bagnato con i musicisti sotto dei gazebo per evitare danni agli strumenti. Molte le canzoni del suo ultimo disco, “Soul Is Heavy”, tra cui “Do You Love Me Now”, ma anche pezzi antecedenti come “Focus” e “Kangpe”, che come spiega la cantante al pubblico, è la forza di superare gli ostacoli, di non perdere la propria identità. Nneka rende anche omaggio agli Eurythmics con una versione reggae del loro successo “Sweet Dreams” a cui segue “Suffri”, tratta da “No Longer At Ease” del 2008.

Il pubblico si scalda come se Nneka avesse portato con sé una folata di vento africano, man mano lo spazio avanti all’Orion Stage si riempie e Ben Harper inizia ad essere reclamato a gran voce.

La pioggia si è fermata già da un po’ quando Ben arriva sul palco aprendo il suo concerto, guarda caso, con “She Only Happy In The Sune” e sicuramente anche molti dei presenti sarebbero stati felici se ci fosse stato il sole a scaldarli.

Per fortuna ci pensa Ben, che col suo misto tra blues, jazz e rock in tutte le sue sfumature, fino a sfiorare la psichedelia, illumina l’ippodromo di Capannelle, al punto che una ragazza gli urla “Sei bello come il sole!”. Lui non parla italiano e se ne scusa, ma ha il pubblico nel cuore e si vede nelle due ore di concerto non solo da quante volte dice grazie ma da come a volte si gira verso il chitarrista quasi incredulo di tanto affetto. E ripaga il pubblico con ben due inediti, “Wide Open Light” e “Masterpiece”, che come spiega, non fa sempre ma solo in concerti speciali.

Il pubblico si infiamma sui pezzi più famosi come “Diamond On The Inside”, ma anche sulla cover di “Jeremy” dei Pearl Jam, ma sa anche regalare ad Harper il giusto silenzio per l’esecuzione strumentale di “Lifeline”, che vede Ben solo sul palco suonare una chitarra Weissenborn appoggiata come fosse una tastiera sulle sue gambe.

Il bis è più che altro un secondo tempo che dura quanto la parte che lo ha preceduto, ma d’altronde la gente proprio non vuole saperne di andare a casa e non fa che richiedere brani a gran voce, con Ben Harper che, nonostante i problemi linguistici, scambia battute tra un brano e l’altro soprattutto con le prime file.

Un concerto in cui, oltre l’indubbia qualità degli artisti che si sono esibiti, è trasudato anche tanto amore per la musica sia dal palco che dalla platea.

Si ringrazia Luigi Orru per la fotografia.

Scaletta Ben Harper:

“She Only Happy In The Sun”
“Suzie Blue”
“Don’t Give Up On Me Now”
“Rock N’ Roll Is Free”
“Spilling Faith”
“Lifeline”
“Another Lonely Day”
“Wide Open Light”
“Forever Young” (cover Bob Dylan)
“Fly One Time”

Bis:
“Number With No Name”
“Forever”
“Diamond On The Inside”
“Masterpiece”
“Better Way”
“Glory And Consequence” + “Jeremy”
“When She Believes”
“Walk Away”
“Waiting On An Angel”

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