Home > Recensioni > White Widdow: Serenade

This is aor

I White Widdow sono un gruppo australiano di aor, giunto al secondo lavoro in studio. In un sotto-genere in cui è già stato detto tutto ma proprio tutto, i cinque giovanotti si preoccupano di fare un intenso lavoro di cucitura che premia il protagonismo dei tastieroni vecchia scuola, il romanticismo, la voce melodica e i ritornelli da autoradio (di una volta).

Si parte quindi con intenti graffianti sulle note di “Cry Wolf”, si gira sulla spensieratezza di “Strangers In The Night”, si ascolta il primo lento – melenso ma positivo – “Do You Remember Me” e ci si colloca in un intervallo di intensità intermedia per la parte centrale del disco. Poi il tutto si ripete, col mid-tempo della title-track che sembra lì proprio per fare il bilancino musicale dell’album.

Niente muore nella musica contemporanea. Mai. Né il punk-rock, né il black metal, né il reggae, né il soul, né – e questo è il caso – il rock melodico. Introdotto in tutte le salse trent’anni fa, non ha mai smesso di affascinare orde di vecchi fan e, a quante pare, anche tanti giovani. “Serenade” è un lavoro che potrebbe provenire direttamente dagli 80s a stelle e strisce. I pro e i contro sono identici.

Pro

Contro

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