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  • Widows – Eredità Criminale

    Diretto da Steve McQueen

    Data di uscita: 15-11-2018

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Widows – Eredità criminale” è un film di rapina. Un prodotto di intrattenimento con una buona dose di azione e un gruppo di protagonisti carismatici. “Widows”, d’altro canto, è un film di Steve McQueen. Sì, proprio il regista di “Hunger”, “Shame” e “12 anni schiavo”. E McQueen non è Steven Soderbergh.

Credo sia superfluo sottolinearlo, soprattutto avendo presente il suo tipo di cinema, ma per il regista e artista britannico la rapina, in questo caso, è davvero solo un pretesto per andare a scavare nella disperazione quotidiana dei propri personaggi, capire le ragioni alla base delle loro scelte, mostrare, sullo sfondo, il contesto politico e sociale che li ha portati fino a lì.

“Widows – Eredità criminale” si muove così tra due diversi ambiti, quello dell’heist movie, con la sua struttura precisa e ben rodata, e quello del dramma adulto, dove non c’è spazio per la commedia, se non in qualche piccolo particolare qua e là, in grado di alleggerire la tensione, conferire più realismo alla vicenda e dare equilibrio a un film altrimenti tesissimo. C’è da dire che Steve McQueen mette subito le cose in chiaro con una sequenza d’azione iniziale strepitosa: un montaggio estremamente dinamico di un inseguimento, inframezzato dalle scene di intimità tra il criminale Harry Rawlins (Liam Neeson) e sua moglie Veronica (Viola Davis).

Quando Harry viene ucciso durante un colpo andato male, insieme ai suoi compagni Florek Gunner (Jon Bernthal) e Carlos Perelli (Manuel Garcia-Rulfo), le rispettive vedove si trovano a dover affrontare le conseguenze. Perché, nel colpo, sono andati in fumo i 2 milioni di dollari destinati alla campagna politica del gangster locale Jamal Manning (Brian Tyree Henry) e il debito deve essere ripagato. Così Veronica, dopo aver trovato un quaderno di appunti contentente tutti i dettagli su una futura rapina, decide di arruolare Linda Perelli (Michelle Rodriguez) e Alice Gunner (Elizabeth Debicki) e organizzare il colpo grosso della loro vita. Al gruppo, si unisce anche Belle (Cynthia Erivo), la babysitter di Linda.

Tratto dalla miniserie britannica omonima del 1983, scritta da Lynda La Plante e andata in onda sul canale ITV, “Widows – Eredità criminale” è stato co-scritto McQueen e Gillian Flynn, autrice (in veste di scrittrice del libro e sceneggiatrice) di “Gone Girl – L’amore bugiardo”, ma anche dei romanzo da cui sono stati tratti “Nei luoghi oscuri” e il la bellissima serie tv “Sharp Objects”. Flynn, in questo caso, non poteva essere la scelta più azzeccata, per la sua capacità di scrivere personaggi femminili tridimensionali e fuori da schemi e stereotipi. È proprio per questo che “Widows” non può e non deve essere ricollegato a quel  gender swap tanto in voga in questi anni e, soprattutto, essere messo in relazione con film come “Ocean 8”. Certo, abbiamo anche qui un gruppo di donne al centro di un film di rapina, sottogenere che da sempre predilige protagonisti maschili, ma le modalità e le ragioni per cui questo succede sono tanto più solide, quanto naturali. Non c’è nessun ribaltamento di genere. Ci sono delle donne disperate.  Lo sono anche a causa di quegli uomini che hanno tenuto in mano un potere che a loro è stato precluso per anni. Ad un certo punto, decidono di riprendersi quel potere, insieme alla loro indipendenza, organizzando una rapina esclusivamente le loro forze, il loro ingegno, le loro capacità.

Inutile dire quanto sia complessa e strutturata la psicologia di Veronica Rawlins, interpretata da una Viola Davis impeccabile, perfetta in ogni sua espressione, in ogni suo silenzio. È una donna colta, borghese, che ha vissuto nell’agio, ma è anche stata toccata da un dramma familiare che ha cambiato per sempre la sua vita e quella di Harry.

Tuttavia, è Elizabeth Debicki a sorprendere. Bellissima, come sempre, e capace di conferire al personaggio di Alice – vedova di un marito violento e costretta dalla madre a prostituirsi per garantirsi uno status sociale – fragilità, forza e sensualità, in grande equilibrio. È forse il personaggio con l’arco narrativo più inaspettato, in grado di masticare e risputare tutti gli stereotipi di genere.

Sullo sfondo di “Widows”, una città corrotta e razzista in un periodo di crisi politica, con le elezioni distrettuali alle porte, quasi come se si trattasse del background di una serie di HBO (se state pensato a “The Wire”, pensate bene). E è forse l’elemento più curato del film di Steve McQueen, che emerge quasi con prepotenza e spesso mette in ombra tutta la vicenda della rapina. Il tutto però è assolutamente coerente con la visione di McQueen, che sembra più interessato a raccontarci il perché, rispetto al cosa.

Il cast maschile è lì per mostrarci quel perché, incarnare la corruzione di un sistema politico, immischiato fino al collo nella vita criminale della città. Vediamo così Colin Farrell nel ruolo di un candidato inetto schiacciato dall’ingombrante presenza del padre razzista (Robert Duvall) e Brian Tyree Henry, proprio  Paper Boy in “Atlanta”, nel ruolo di un gangster ha intrapreso la carriera politica. Tra questi, spicca Daniel Kaluuya, protagonista di “Get Out”, qui in un ruolo diversissimo, quello del fratello e braccio destro senza scrupoli di Jamal Manning.

Forse è questo il più grande pregio e difetto del film. Voler allargare a dismisura l’orizzonte, rischiando di perdere di vista il fulcro della vicenda. Perché “Widows” è un film densissimo che cerca di condensare moltissime storie diverse in un paio d’ore, quando ci sarebbe materiale per almeno due o tre stagioni di una serie tv.

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