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Wikipedia: Be bold

Lo scorso 15 gennaio 2011 Wikipedia ha compiuto dieci anni. In due lustri, l’enciclopedia multimediale, che risponde al nome effettivo di Wikimedia Foundation, ha stravolto il concetto di cultura: non più intesa come una dispensa dall’alto, di un vertice “esperto” che elargisce la propria conoscenza alla base; ma, al contrario, come patrimonio della base, che dalla base stessa parte e da essa viene condiviso.
A cambiare è stato anche l’accesso alla cultura: abbandonate le decine di volumi, riempitive di scaffali e polvere, propinate da agenti affamati e senza scrupoli, oggi il sapere è gratuito, multimediale e non occupa spazio. Fare una ricerca è veloce come un click: il merito si è piuttosto spostato nel saper selezionare le fonti.

Internet ha anche cambiato il concetto di notorietà. La televisione proponeva volti, la rete invece ospita contenuti. Ecco perché, quando alla vigilia di Natale l’home page di Wiki ha ospitato il volto del suo fondatore, Jimmy Wales, lo abbiamo scambiato tutti per una pubblicità. E invece si trattava di un appello: fondi privati in cambio di un servizio senza banner.

Le donazioni degli utenti, quest’anno stimate in sedici milioni di dollari (il doppio rispetto al 2009), consentono all’enciclopedia di mantenersi libera e gratuita. Alla generosità dei filantropi si aggiungono i contributi versati da associazioni no profit e aziende. Solo Google, lo scorso anno, ha elargito ben due milioni di dollari. Le risorse finanziarie vengono poi usate per coprire i costi delle infrastrutture telematiche.

La cultura “orizzontale” ha così prodotto diciassette milioni di articoli in 270 lingue diverse. La versione inglese è quella con maggior numero di voci (circa tre milioni).
Quinto sito più visitato al mondo, Wikipedia è spesso vittima di polemiche.
Nel 2008, ad esempio, gli internet provider britannici hanno censurato le sue pagine perché veniva in esse ospitata la copertina dell’album “Virgin Killer” degli Scorpions, raffigurante una adolescente nuda. L’immagine, risalente al 1976, nonostante fosse ampiamente diffusa sul web, aveva determinato l’inserimento automatico del link tra le pagine nere, impedendone l’accesso agli internauti del Regno Unito. La Internet Watch Foundation, ente privato che aveva segnalato l’accaduto alle autorità preposte, aveva ravvisato una potenziale violazione del Protection of Children Act del 1978. Il tutto era poi rientrato in breve tempo.

Ma, ad essere messa in dubbio, è soprattutto l’attendibilità delle sue informazioni. Detrattrice principale è la carta stampata che, al contrario, offre sempre la garanzia di un editore e di un direttore responsabile. Nel 2005, invece, “Nature”, rivista scientifica inglese di assoluto prestigio, è scesa in difesa dell’Enciclopedia multimediale, tessendone le lodi.
Ciò nonostante, è fuor di dubbio che la contribuzione libera presti il fianco agli atti vandalici. Proprio per evitare manomissioni, è stato recentemente introdotto un filtro: le modifiche non sono più pubblicate in modo automatico, ma passano prima per l’approvazione dei revisori, ossia dei writer più anziani.

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