Home > Recensioni > Wild Beasts: Smother
  • Wild Beasts: Smother

    Wild Beasts

    Loudvision:
    Lettori:

Correlati

Nera carnalità

Se chiunque di voi fermasse un passante per domandargli che genere di musica facciano le bestie selvagge, oltre a vedere un enorme punto di domanda lampeggiare sulla fronte del malcapitato potreste ricevere un ceffone sonoro.

Già: Hayden Thorpe e soci non sono conosciuti, qui in Italia. Però sanno come attirare l’attenzione, specialmente ora che hanno esplorato le buie terre del sesso. Non sono maniaci, sia chiaro, ma mentre con “Limbo, Panto” e “Two Dancers” erano apparsi come creaturine spaurite, “Smother” vuole dare la botta. In (e di) tutti i sensi.

Sintetizzatori, percussioni eleganti, chitarre che producono il suono della rugiada che cade dai rami, liriche poetiche che non temono giudizi sebbene il discorso punti sempre alla carnalità e al disadattamento.

A quanto afferma il gruppo, il lavoro nasce dalla lettura di opere letterarie appartenenti al Romanticismo inglese, in particolare “Frankenstein” di Mary Shelley e “The Rime Of The Ancient Mariner” di Samuel T. Coleridge.
Del primo libro sono chiari i rimandi in “Bed Of Nails”: “When our bodies become electrified / Together we bring this creature to life/ It’s alive, it’s alive”.
Al secondo è dedicata “Albatross”, puro simbolo del senso di colpa.
Thumbs up.

Pro

Contro

Scroll To Top