Home > Recensioni > Wildbirds & Peacedrums: Rivers

Sono sposati, parlano di fiumi, non sono i Jalisse

Ad inserire “Rivers” nello stereo, si viene investiti da un vago senso di delusione. Il duo svedese (moglie e marito) ci aveva abituati alla propria costante oscillazione tra sperimentazione e ambient. Qui, però, si pende un po’ troppo dal lato ambient perché l’ascoltatore possa essere convincentemente attirato all’interno dei pattern sonori unicamente costruiti da percussioni, elettronica, cori, e voce.

“Rivers” è l’unione di due EP, “Retina” ed “Iris”, il primo rarefatto e reso intenso dai cori, il secondo più energico e ritmato, in cui la marimba condivide il proscenio con la voce di Mariam Wallentin. I due EP sono tenuti insieme da temi acquatici e dal fatto di essere stati registrati in Islanda: la dilatazione, la spaziosità e l’acquosità dello spazio fisico si traducono in musica.

Quindi, sì, il primo impatto è spiazzante. Ma già al primo riascolto il disco prende una forma tutta diversa; l’ambient non è realmente ambient fine a se stessa, e l’incredibile voce della Wallentin – una Victoria Legrand dei Beach House più impostata – è il contrasto caldo che si oppone all’anomala staticità di “Rivers”.

Pro

Contro

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