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  • Willie Peyote: Sindrome di Toret

    etichetta 451 / Artist First/Believe

    Data di uscita: 06-10-2017

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E’ uscito il 6 ottobre per l’etichetta 451 distribuito da Artist First il nuovo album del rapper sabaudo Willie Peyote, “Sindrome di Toret”, anticipato dai singoli “I Cani” e “Ottima Scusa”.

“Beh che scoop posso darti, posso dirti solo che sarà molto più suonato, che uscirà in autunno e che ci risentiremo e mi dirai se ti è piaciuto.”, ci lasciava così in una nostra intervista a luglio l’autore di Sindrome di Toret, e noi l’abbiamo preso in parola, l’abbiamo ascoltato e stiamo per dirgli se ci è piaciuto o no (in verità lo diciamo prima a voi lettori).
Da non amante del rap mi sono lasciata incuriosire dalla sua rassicurazione “Sarà un disco molto più suonato” e la verità è che esso è un caleidoscopio di generi musicali, un mosaico fra diversi stili che si sposano perfettamente fra di loro, dando coerenza ed organicità all’intero concept album. Questa volta Guglielmo non era solo, le mani al lavoro erano sei, grazie alla collaborazione di Frank Sativa e Kavah coarrangiatori e produttori. E’ chiara la deriva jazz de La metà di me, imposta da Frank, e la virata blues stile Kavah de I cani. 

Il sound ci è piaciuto, ma quale messaggio traspare da questo nuovo lavoro? Ovviamente una critica verso il cinismo della nostra società di leoni da tastiera. Fin dove può spingersi la libertà di espressione? “Devo imparare a dire no perché la gente parla a vanvera. A parte i verbi e forse l’algebra hanno tutti da insegnare. Un popolo di Alberto Angela” dice in “A vanvera”.
Ma che cosa significa “Sindrome di Toret”? E’ una crasi fra la “sindrome di tourette” che è una condizione neurologica tipica di chi ha tic verbali ed è un fiume in piena di pensieri ed i “toret” che sono le fontane tipiche di Torino che “sputano” acqua di continuo senza tenere mai la bocca chiusa. Insomma anche il giovane Guglielmo come il  Dante ha voluto “sciacquarsi la bocca” prima di comporre nelle acque della sua città.

Una domanda a margine viene del tutto spontanea: come la risolve Peyote l’ossimorica contraddizione fra la libertà d’espressione  il tic egocentrico del parlare a vanvera tipico della nostra generazione? Dando ragione a tutti: “ma noto giusto qualche contraddizione, attenzione correggimi se sbaglio per cambiare davvero le cose dovremmo zappare la terra e viaggiare a cavallo rinunciare a tutti quei comfort…. per dare a te la possibilità di esprimere la tua solidarietà scrivendo su face book seduto sul cesso se questo è il progresso allora mi sa che c’hai ragione tu tutto ciò è bellissimo anche se in realtà non vi sopporto più!”

Pro

Contro

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