Home > Recensioni > Willis Earl Beal: Acousmatic Sorcery

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Ci vogliono il cuore di un manzo e una permanenza in Messico per uscirsene fuori con l’idea di un disco da outsider qual è “Acousmatic Sorcery”.

Dimenticatevi il concetto di firmare un contratto per una casa discografica – che qui comunque sussiste -, dimenticatevi lo scintillio dei banchi che si trovano negli studi di registrazione, dimenticatevi i tecnici esperti che fanno di tutto per correggere le stonature.

Willis Earl Beal è un ventisettenne di Chicago che ha preferito l’essere all’apparire decidendo di chiudersi in una stanzetta a incidere su cassette (ormai reperti archeologici) i momenti più spontanei della propria anima soul e un po’ freak, pubblicizzandosi con volantini disegnati a mano e mandando a quel paese tutte le convenzioni dello star system.

Il lavoro contiene nel titolo l’impronta più evidente, ovvero quella lasciata dall’acustica; non aspettatevi tuttavia grandi assoli di chitarra o similia, perché è la voce profonda e graffiante del baldo giovane a rubare la scena a qualsiasi altro elemento.
Liriche da cantautore, intensità gospel, tiratura lo-fi: non è commistione casuale, bensì eclettismo che riesce bene.

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Contro

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