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Wim Wenders: Per le città

Wim Wenders (Ernst Wilhelm all’anagrafe) nasce a Düsseldorf nel 1945; dopo aver frequentato il ginnasio intraprende gli studi universitari in medicina, subito abbandonata per la facoltà di filosofia. Dopo un paio d’anni, nel ’66, decide di trasferirsi a Parigi con l’intenzione di diventare pittore. Fallendo successivamente l’ammissione alla scuola cinematografica francese IDHEC, si trattiene presso uno studio di incisione. Cinefilo accanito, nel ’67 ritorna a Düsseldorf per lavorare alla United Artists, e lo stesso anno si iscrive alla Scuola superiore per la televisione e il cinema di Monaco, realizzando nel ’70 come tesi il suo primo lungometraggio, “Estate In Città”.

Il primo tema costante di Wenders è proprio la città ed i titoli della sua filmografia sono sintomatici: troviamo i nomi di Paris (Texas), Tokyo, Berlino, Lisbona, Palermo. Attraverso realtà in bilico fra peculiarità locali e tendenza uniformante, Wenders ci racconta spesso storie che nascono dalla frequentazione di un luogo, di una città, cosciente che sensazioni ed emozioni si sviluppano in un ambiente spazio-temporale preciso.

Wenders da sempre è interessato all’immagine, alla “visione”, esemplificati dalla presenza ricorrente del tema “fotografia”; il regista tedesco è stato uno dei primi del resto ad accorgersi delle potenzialità della tecnologia digitale nella cinematografia. Talvolta Wenders ha adottato precisi riferimenti iconografici: in “Nel Corso Del Tempo” le fotografie degli share-croppers degli Stati Uniti del sud realizzate da Walker Evans nel 1936 sono un dichiarato modello, in “L’Amico Americano” lo diventano le tele di Edward Hopper, per “Falso Movimento” quelle di Caspar D. Friedrich, e per “Palermo Shooting” il Trionfo della Morte palermitano è presenza costante.

Wenders si è affidato alla propria formazione di critico cinematografico, conoscitore del mondo televisivo e alla passione per la musica per realizzare opere a carattere documentario, come “Tokyo-Ga”, viaggio nella metropoli giapponese alla ricerca delle atmosfere evocate dal regista Yasujiro Ozu, e “Buena Vista Social Club”, in cui registrazioni musicali sono unite a racconti dei componenti (ottuagenari) dell’ensemble cubano capitanato da Ry Cooder.

La musica infatti fa parte del background culturale del regista tedesco: nei primi lungometraggi Wenders riserva al rock’n roll un ruolo chiave: queste scelte derivano dalla sua “ossessione” per gli USA, che lo porteranno a girare la trilogia dei road-movie (“Alice Nelle Città”, “Falso Movimento”, “Nel Corso Del Tempo”) e a scrivere nel 1984 il poema-saggio “Il Sogno Americano”. Ma con “Paris, Texas” arriva la disillusione, che giungerà al culmine con “La Terra Dell’Abbondanza”, ambientato nel post-11 settembre; a questo punto i riferimenti musicali cambiano: arrivano i Madredeus in “Lisbon Story”, esponenti del fado portoghese, la musica folk cubana di Ry Cooder per “Buena Vista Social Club”, e gli USA cessano di essere la location privilegiata per girare. Wenders dirà: “Sono diventato tedesco proprio perché per sette anni non ho vissuto in Germania”.

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