Home > Recensioni > Winds: Reflections Of The I
  • Winds: Reflections Of The I

    Winds

    Loudvision:
    Lettori:

Se la musica diventa arte

Chi non compra questo disco è un pazzo da ricovero. Qualcuno dirà: “Mah, sì, il solito dischetto ben suonato e ben prodotto, un gruppo messo assieme solo per fare qualche soldo, nulla di più”, be’, chiunque la pensi così, necessita realmente di un ricovero immediato. “Reflections Of The I” non è un bell’album, ma un gioiello di rara fattura, musica per l’anima, un viaggio tra gli oscuri meandri della coscienza umana, un’introspezione che condurrà alla scoperta dell’io più profondo e remoto. I componenti di questa band sono musicisti di caratura finissima, da Lars Eric Si (vocal dei Khold) a Jan Axel von Blomberg (a.k.a. Hellhammer, uno che di presentazioni non ha certo bisogno), da Carl August Tidemann (chitarrista di Arcturus e Tritonus) a Andy Winter (virtuoso tastierista di stampo classico), per non parlare poi dei ben quattro violinisti della Oslo Philharmonic Orchestra. Il viaggio che si intraprende con l’ascolto di quest’album segue i sentieri dello spirito, gli onirici intrecci creati dalle polifonie tra chitarre e violini sfiorano le corde mistiche della memoria donando l’immortalità delle passioni, quelle che solo la musica vera è in grado di suscitare. La prova di Lars è sconvolgente, si passa da growl death-oriented a clean vocals suadenti e tremendamente delicate, Andy crea atmosfere da pelle d’oca, sognanti e celestiali, il resto è arte pura e semplice (del resto non ci si potrebbe aspettare di meno da Hellhammer e Tidemann) senza stupidi virtuosismi fini a sé stessi o fronzoli superficiali ed inutili. Prog, classic, dark, atmospheric, venature di un concept oscuro che si trasforma in una creatura solare, quasi immune dalle bassezze della becera condizione umana. Undici tracce e 39 minuti di genialità imbevuta di un pathos immenso, lo stesso che sviscerano le sublimi lyrics del disco. “Realization”, “Passion’s Quest” e “Remnants Of Beauty” sono i sigilli, nonché le pietre miliari, di quanto prima descritto, ma solo preamboli: i restanti otto brani brillano anch’essi di luce propria, fine, ma intensa, sussurrata, ma incessante. Stop. Poesia ed arte devono esprimersi da sole. Ulteriori parole non sarebbero che bassi orpelli, aggiunte superficiali, carcerieri infami di una creatura che chiama a gran voce il diritto di volare libera, come l’araba fenice che maestosa risorge dalle ceneri e si libra fiera al di sopra delle più deliranti turpitudini di un mondo ormai logoro e malato. Acquisto necessario.

Scroll To Top