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  • Wine Spirit: Fire In The Hole

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Totally eighties style!

Alcuni di voi ricorderanno questi ragazzi al Gods Of Metal del 2001, quando, sconosiuti ai più, hanno saputo portare il sorriso sulle labbra di chi aveva deciso di concedere loro un’occasione. 
I Wine Spirit, per l’appunto, grandi strumentisti, dall’attitudine tipica del rocker di razza, propongono con “Fire In the Hole”, un album nel quale troveremo tutti i clichè stilistici e/o strumentali che hanno caratterizzato l’hard’n’heavy di una ventina d’anni fa. Sembra quasi un bignami dell’hard rock: El Guapo fa sentire come si tiene una ritmica solida e robusta col basso che va ad intrecciarsi con la batteria stile locomotiva di Nail, entrambi a creare l’energico e solido tessuto sonoro sul quale poi si inserirà Il Conte, alla chitarra, a mettere in pratica e in mostra tutti gli skill che ogni chitarrista hard rock dovrebbe conoscere (per poi andare a rivelare su “Midnight Touch” anche un’ottima vena acustica). Ciliegine sulla torta, le melodie e i timbri vocali di El Conte e di El Guapo, a richiamare di volta in volta lo stile di Sammy Hagar (a volte in maniera impressionante, vedi “Catch 22″ o “Get It On”), Ian Gillan e David Coverdale. In effetti Van Halen, Deep Purple e Whitesnake costituiscono il background di più facile individuazione dei nostri. 
Molto buono anche il songwriting: appare chiaro che la band conosce bene come si scrivono canzoni a cavallo tra l’hard rock di “Leap In The Dark”, la vocazione metal di “Hide&Kill” e il tocco melodico e romantico rappresentato da “Sailing Ships”, e sa come farle funzionare al meglio. A occhio e croce diremmo soprattutto dal vivo.
Il problema maggiore di questo disco arriva però con la sensazione di deja-vu nella quale inevitabilmente s’incorre, vista l’aderenza pedissequa ai cliché del genere che le dodici tracce qui incluse presentano. La caratterizzazione personale non manca del tutto, ma per un salto di qualità definitivo sarebbe auspicabile un maggiore sforzo in tal senso. Per farla breve “Fire in the Hole” pare un disco dell’84, più che del 2004, e proprio per questo farà la gioia di tutti i nostalgici di quel periodo, purtroppo c’è però il rischio che, a rimanere soddisfatti, saranno solo loro.

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