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Il cantico delle Voci

“Qualcuno che percorre una strada.
Una voce che è il fulcro dei propri stessi sogni.
Una speranza frantumata al suolo, una paura antica come la vita.
Un amore che non è mai sbocciato. Una frase mai pronunciata.
Una risposta mai trovata. Una realtà che si distorce e si deforma ad ogni passo.
Un addio in fondo alla gola. La più intima corda dell’anima, sfiorata da un tocco leggero.
Solitudine. Nell’ombra.”

Così si apre il mondo di Without A Trace, un mondo che ha dalla sua parte una freschezza addirittura fastidiosa per chi, come coloro che ricercano nuove musiche e nuovi suoni, non riesce a darsi pace. E cerca cose nuove.
Come se ci fosse un futuro dopo gli Oasis, come se A Perfect Circle non fosse il capolinea, come se le ispirazioni rock (e metal) nordiche fossero punto di partenza, come se le dissonanze sovrapposte a brani nati dal pianoforte lasciassero sfogare il rock che c’è dietro e dentro, nell’inquietudine.
Un talento giovane, anagraficamente, quello di Without A Trace, ed è proprio da qui che nasce questa sensazione di fastidio. Perché a volte pare impossibile che dei ragazzi riescano ad arrivare così dentro (pur con il loro bagaglio di ingenuità e leggerezze) e lasciare così tanto.
Anche quando un pezzo come “Voices” entra in circolo e lì rimane, appeso alle corde dell’emozione e non vuole più staccarsi.
Di fronte a gruppi come questo c’è soltanto da riaccendere le speranze per un futuro in cui la musica riesca nuovamente ad essere fresca, ad essere emotivamente coinvolgente e a staccarsi da colonna sonora di momenti altri per diventare in tutta disarmante onestà semplicemente musica da (ri)ascoltare.
Ingenuità che sono un certo lassismo artistico che porta le voci a diventare troppo spesso sussurrate là dove sarebbe meglio avere del canto, ingenuità che si rivelano a volte assi nella manica come in “One More Loss”. Ingenuità che sono le benvenute in un progetto che fa dell’emozionalità la corda principale.
Dovessero capitare dal vivo dalle vostre parti potrebbe anche succedere che li scopriate intenti a suonare qualcosa dei Cure. Non stupitevi. È la loro prassi quella di coniugare le distanze, quella di unire le voci non per diventare coro, ma per diventare un’altra voce. Nuova. Finalmente!
E se una descrizione “emotiva” non fosse sufficiente, diamo gloria a Myspace dove risiedono 4 tracce dei senza traccia. Fateci un giro, è a portata di clic.

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