Home > Rubriche > Ritratti > Wolfgang Petersen: Sogno Americano

Wolfgang Petersen: Sogno Americano

Nato il 14 marzo 1941 ad Emden, in Germania, Wolfgang Petersen è uno dei più popolari registi e sceneggiatori tedeschi.
Un percorso iniziato da ragazzo, con i cortometraggi realizzati ai tempi delle superiori e gli anni trascorsi alla Junges Theater di Amburgo come assistente regista.
Nel ’65 segue corsi di Storia del cinema presso le università di Berlino e di Amburgo. Ma sarà l’anno successivo e l’iscrizione alla Deutsche Film und Fernsehakademie di Berlino a portargli fortuna. Il suo progetto di diploma sarà “Ich werde dich töten, Wolf “, che verrà trasmesso anche dal NDR.
Intraprenderà, poi, vari lavori per la televisione tedesca prima di approdare sul grande schermo.
Esordio che avverrà con “Einer Von Yns Beiden” (1974), che segnalerà Petersen alla Bavaria Film.
La tecnica colpisce e la casa di produzione intende incaricargli un film importante come “U-boot 96″ (1980). Obiettivo: distruggere gli stereotipi tedeschi della seconda guerra mondiale. Petersen li accontenta con un incubo sottomarino in cui l’esercito germanico avrà la peggio.
Un buon biglietto da visita per Wolfgang, sia per l’Europa che per l’estero. Sei nomination all’Oscar saranno il riconoscimento di un inizio carriera che intende pareggiare i conti con i cugini statunitensi.
Nel 1983, un kolossal dai toni spierberghiani lo attende. “La storia infinita” sarà la produzione tedesca più costosa del dopoguerra (60 milioni di marchi). Terre fantastiche e personaggi fiabeschi popolano le terre di Fantàsia e Bastian, il ragazzino protagonista, percorre i luoghi incantati con la forza dell’immaginazione.
Ci si aspetta, da quel momento in poi, un futuro d’oro per Petersen.

Ma le intenzioni del regista si tramutano in sete di popolarità e fretta di raggiungere la montagna marcata Hollywood.
Cosa che raggiungerà coi suoi successivi film, caratterizzati da cast e produzioni internazionali, con nomi roboanti quali Quaid ne “Il Mio Nemico” (1985), prodotto dalla 20th Century Fox, che narra di un combattimento uomo contro alieno. Ancora un successo al botteghino con “Prova Schiacciante” (1991), poliziesco in chiave noir che vorrebbe ricordare un maestro Hitchcock mal seguito, poi Clint Eastwood e John Malkovich duelleranno nel film del 1993 “Nel Centro Del Mirino”, tema americano, svolgimento prevedibile, come capita con “Virus Letale” (1995), in cui tocca a Dustin Hoffmann vestire i panni di scrupoloso medico senza frontiere.
Ancora una carezza ai temi tanto cari agli statunitensi in “Air Force One” del 1997: guai a toccare il presidente, ma se proprio non se ne può fare a meno…allora si fa un film che incassa tanto!
Dopo “U-boot 96″, ancora l’acqua torna a rendere l’incubo più spaventoso: in “La Tempesta Perfetta” (200) Petersen tenta un thriller psicologico in cui avrebbe potuto, negli abbondanti 129 minuti di durata del film, far scaturire il profondo legame/distanza tra uomo e natura. L’intento si sposta invece sulla mostruosità del mare, senza alcun richiamo al dramma psicologico. Scelte di un regista ancora determinato a stupire un pubblico (a parer suo) poco selettivo.
Nel 2004 arriva il titolo che per la luce che porta può abbagliare e far perdere di vista il punto di partenza. “Troy” è una rivisitazione in chiave fumettistica e sentimentalista dell’Iliade – che pero col film ha tutto sommato poco a che spartire. Si, perché le storie non coincidono e nemmeno i corpi di Pitt e Bloom salvano scene spettacolari ma frammentarie, vacue. Petersen ha dimenticato di fare i conti con una cultura europea che è troppo legata alle proprie origini per perdonare un cambio di sceneggiatura tanto grande.
Due anni dopo, con “Poseidon”, tenta un remake del film del 1972 (“L’Avventura Del Poseidon”), ma ancorato al ruolo mostruoso dell’acqua, ne vengon fuori scene frenetiche e troppo distanti dal reale coinvolgimento emotivo. A dimostrazione ulteriore che il cinema, nonostante tutto, non vive di soli effetti.

Scroll To Top