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Catanesi cresciuti studiando sui Grandi Volumi del pop e del rock inglese degli ultimi vent’anni, questi WOT.
E “Handyman”, il loro LP d’esordio, lo dimostra in modo convincente.

Devoti dei Franz Ferdinand, i WOT danno prova di averne imparato a fondo la lezione in riff tipicamente franzferdinandiani e bridge gustosi e imprevedibili. Ma in “Handyman” ci sono anche continue dimostrazioni di testi arguti e autoironici che in più casi rimandano all’immaginario del britpop degli anni d’oro, c’è uno splendido momento di pop-punk con organi e coretti (“Kutska”), c’è una instancabile voglia di varietà. E, in tutti quei synth, c’è anche l’influenza dell’indie-rock nostrano – quello, per fare un nome, degli …A Toys Orchestra.

Il bello e il brutto dei WOT è che sembrano proprio una di quelle band minori del britpop anni ’90, quelle bravissime ma che inspiegabilmente non vengono ricordate nei documentari sull’argomento. I WOT sono i Boo Radleys, gli Echobelly italiani. Ma, per favore, ricordiamoceli perché, così come sono, sembrano non poter che migliorare.

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Contro

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