Home > Interviste > Dai castelli romani al Primavera Sound festival, l’intervista a Wrongonyou

Dai castelli romani al Primavera Sound festival, l’intervista a Wrongonyou

Abbiamo intervistato Wrongonyou, all’anagrafe Marco Zitelli,  subito dopo la sua esibizione allo Spring Attitude Festival di Roma e in previsione di alcuni avvenimenti importanti: l’uscita del suo primo album e la partecipazione ad altri due festival di spessore quali il Wired di Milano e Primavera Sound a Barcellona.
Dopo l’Ep “The Mountain Man”, uscito nel 2016, apprezzato dalla critica e dai numerosi fan, Wrongonyou ha passato un periodo in California, Los Angeles, dove con l’aiuto del produttore Michele Canova, ha terminato il suo primo full lenght album, la cui uscita è prevista per settembre di quest’anno. Intanto, è uscito da pochi giorni il suo nuovo singolo “I Don’t Want To Get Down“.
Lo stile di Wrongonyou è un folk d’oltreoceano, mitigato dalla voce profonda e caratteristica del musicista, richiami costanti alla natura, sonori e lirici, una cura per il suono importante e una tecnica chitarristica riconoscibile.
Ieri è stata una grande serata allo Spring Attitude, una partecipazione importante a un festival di caratura internazionale e, se vogliamo, una presenza insolita a un festival di musica elettronica, viste le tue radici puramente folk.

Assolutamente, è stato un onore e un vero piacere e, a dirla tutta, mi sono divertito molto. E poi, insomma, a pochi metri da me si stava esibendo un grande come Yussef Kamaal e diciamo che la sua presenza si è sentita. Un po’ in tutti i sensi se vogliamo [ndr: ride]

Niente male quando si parla di un musicista che deve ancora esordire con il suo primo album ufficiale. E non ti limiti allo Spring Attitude, in programma hai anche il Wired Festival a Milano e, caspita!, il Primavera Sound a Barcellona. Le cose iniziano a muoversi

Si muovono eccome ! Così in fretta che quasi non me ne sono accorto. Il mio unico vero impegno è stato non opporre resistenza a nulla e prendere tutto quello che mi capitava. Ho accolto tutto a braccia aperte con perseveranza e voglia di andare avanti. In questo momento mi sento come se fossi su una zattera, senza remi, nel mezzo di un fiume in piena. E fino a poco tempo fa me ne stavo da solo con la mia chitarra in cameretta

Dalla cameretta al Primavera Sound non è male. Ma per ottenere ciò hai dovuto cambiare sound, cambiare metodo di lavoro o semplicemente si sono accorti di quello che stavi facendo ?

Se c’è stato un cambio di scrittura non me ne sono neanche accorto, al massimo a notarlo sarà l’ascoltatore. Io ho fatto tutto sempre in modo molto spontaneo, maturando nuove sonorità, sperimentando qualcosa di più elettronico, ma la mia anima rimane quella folk, chitarra e voce. Diciamo che è arrivato grazie anche alla produzione di Canova, grande intenditore di Moog, ed anche lì non ho opposto resistenza, anche perché altrimenti erano guai [ndr: ride]

E quanto ha influito la tua esperienza oltreoceano recente ?

È stata magnifica, ma non è stata la mia prima volta in America. Qualche anno fa sono ho fatto un bel tour con un gruppo funky stile George Clinton, Parliament/Funkadelic.

I cattivoni del funk

È stato un tour veramente devastante, abbiamo suonato moltissimo. Però questa volta sono andato per un lavoro vero e proprio: incidere un disco a Los Angeles. Ho sempre sognato la California, quante canzoni parlano di questo paese ? Pensaci. Era una sorta di piccolo sogno che si avverava ed ha coinciso con una promessa importante che mi ero fatto.

Che promessa ?

Se non avessi combinato niente con la musica entro i ventisei anni, mi sarei cercato un lavoro vero.

E avresti seriamente lasciato la musica ?

Ero serissimo. E invece dai 25 ai 26 è successo tutto. Ti dirò, più mi avvicinavo all’età della promessa più sentivo il nervosismo. Mi ha dato una spinta. E il divertente è stato che sono rientrato dall’America proprio il giorno del mio ventiseiesimo compleanno. Un segno del destino direi.

Il lavoro svolto lì è stato come te l’aspettavi ?  

È stato fantastico lavorare con un simile produttore che, tutto sommato, è uno che ha venduto 20 milioni di copie con artisti del calibro di Jovanotti o Tiziano Ferro. Un vero professionista con delle tempistiche a me nuove. Io mi sono presentato col mio sorrisone e la chitarra e Michele mi ha messo subito sotto sul serio. Allo stesso tempo era contento di avere a che fare con un artista che suona degli strumenti. Io nasco chitarrista e negli anni sono migliorato molto. Poi, piccola anticipazione, ci sono anche molti ospiti, ma non te li posso dire per ora.

E che ci puoi rivelare di più sul tuo disco ? Sappi che per gli addetti ai lavori stava diventando un po’ come l’album dei Tool, lo aspettiamo da tempo

[ndr: ride] Verissimo, sono due anni che dico che deve uscire a gennaio. Posso dirti che è sempre un disco mio, il più sincero possibile, ma il plus del produttore si sente. Canova ha fatto un lavoro importante come si può sentire dal singolo appena uscito. Sono soddisfatto, mi piace, mi dovrò impegnare per riprodurlo per bene live. È un album che parla di natura, di amore, che comunque serve sempre, e soprattutto di famiglia. Un tema nuovo per me, mai affrontato e molto personale. Non è stato semplice, ma sono contento di esserci riuscito. Io ci ho messo tutto quello che sono

Tra i Festival internazionali e la produzione americana viene spontaneo chiedersi quanto tu stia guardando all’Italia e quanto, invece, all’estero

Per l’Italia avrò sempre un occhio di riguardo. E se, come dicevo prima, molti artisti nominano la California nelle loro canzoni,  io, invece, parlo dei Castelli Romani [ndr: ride]. Però a settembre ci sarà comunque un giretto per l’Europa, questo è garantito.

E in questa scena italiana e romana ti ci riconosci in qualche modo ?

Diciamo che ci sto per forza, mi stupisce solo avere lo stesso pubblico di artisti che fanno cose relativamente differenti dalle mie. Però credo non esista più il “genere”, come lo si intendeva fino a poco tempo fa. La cosa positiva è che si ascolta di tutto e va bene così. Mentre il bello di Roma è la grande unione che c’è tra i vari musicisti, ci conosciamo tutti e siamo ottimi amici

C’è un disco recente che ti sei divorato e ce n’è uno che consideri fondamentale per il tuo sound o la tua idea di musica ?

Allora, più che per il sound, il disco che mi ha fatto scattare qualcosa è “Shadows collide with people” di John Frusciante

Ti avviso che stai parlando con uno dei più grandi estimatori di John Frusciante

Allora scrivi questo nell’intervista :”io sono frocio per John Frusciante”. Senza di lui non avrei iniziato a suonare. Ricordo ancora un’esibizione dei Red Hot Chili Peppers, nel 2006, su Mtv, quando presentarono Stadium Arcadium. John Frusciante, che ancora non conoscevo minimamente, si ritagliò pochi minuti per suonare  una cover: “For Emily” di Simon and Garfunkel. Rimasi a bocca aperta. Da quel momento ho passato i mesi successivi su internet a sentire tutto quello che aveva fatto, suonato e registrato da solista. Da lì ho iniziato a suonare grazie all’ispirazione che mi ha passato quest’uomo anche se non ne è minimamente a conoscenza e forse non lo sarà mai.

Mai dire mai, magari un giorno…

Ti confesso una cosa: ho passato i miei primi giorni a Los Angeles, Santa Monica, sperando di incontrare  John Frusciante.

Approfondiamo un po’, dimmi qual è il suo album che ti piace di più

Questo è un problema, mi piacciono tutti. “Niandra la des and Usually just a T-shirt” è così bello che non saprei descriverlo. “Shadows collide with people” è coloratissimo, 18 canzoni una più bella dell’altra. “The Empyrean” mi mette i brividi ed è stato il primo release da quando ho scoperto Frusciante. L’aspettai davvero con ansia!

Un album che, invece, ti sentiresti di ringraziare nel tuo prossimo lavoro ?

Mi ha colpito molto l’ultimo di Sufjan Stevens, “Carrie & Lowell” anche se è uscito nel 2015. Nessun altro disco di recente mi ha colpito tanto quanto questo

Che poi è un album che parla di famiglia

Esattamente. Spesso i testi sono molto pesanti, ma è di una dolcezza infinita. In qualche modo credo che mi sia stato d’aiuto nella scrittura del mio album, anche se, di preciso, non saprei dirti come.

Scroll To Top