Home > Recensioni > X-Men: Apocalisse

Sarà perché nel panorama cinematografico degli ultimi anni non c’è nulla di più ridondante di un cinecomic, oppure perché in questo particolare filone di cinecomic sembrava che fosse stato detto già tutto, che il prima e il dopo si erano ormai ricongiunti nel capitolo precedente della saga , “Giorni Di Un Futuro Passato”, fatto sta che pochi di noi sapevano cosa aspettarsi da “X-Men: Apocalisse” di Bryan Singer. Dopotutto, l’unico mistero irrisolto nella storia dei nostri cari reietti dalle doti straordinarie era la perdita di capelli di Charles Xavier.

Nel guazzabuglio di eroi che imperversano al cinema e in tv, tra i quali l’unica ventata di freschezza sembra essere stata quella dei personaggi meno conosciuti (vedi Guardiani della Galassia, Ant-Man, Deadpool, Jessica Jones o Daredevil), un film che torni ad insistere sul gruppo di mutanti che per primo ha riportato il genere alla ribalta deve vedersela con i grossi calibri che inevitabilmente lo circondano nella programmazione in sala. Se infatti “Batman V Superman: Dawn Of Justice” non sembra essere ormai un pericoloso avversario per nessuno, “Captain America: Civil War” invece si libra molto in alto, e lascia un film come Apocalypse un po’ in ombra già nella fase di promozione stampa.

Peccato, perché la premessa del primo mutante nella storia del mondo, osannato nell’antichità come un Dio tanto da ispirare anche la visione biblica dell’Apocalisse con i suoi Quattro Cavalieri era assolutamente affascinante, e quella scena dopo i titoli di coda in cui per la prima volta avevamo visto il personaggio racchiudeva grandi speranze.

In realtà Apocalypse non è un pessimo film, ma nemmeno particolarmente buono: ha il cast più di razza di qualsiasi altro titolo nel mondo Marvel o DC, grazie alla caratura di intepreti come James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence e Oscar Isaac, e nessuno di loro si risparmia, garantendo il massimo in ogni inquadratura; la regia d’altra parte è didascalica, Bryan Singer non azzarda l’irriverenza di altri colleghi ma prova la strada della celebrazione mitologica… tentazione comprensibile visto il Villain di turno, il faraonico Apocalypse (Oscar Isaac), che riesce a mantenere gravitas nonostante il look kitsch – da cui gli X-Men non possono davvero mai prescindere del tutto-  e le sospensioni comiche degli stacchetti musicali che costellano il film. Ma forse Singer ha puntato troppo in alto, e si è bruciacchiato le ali. O forse l’ibrido era proprio l’effetto cercato… dopotutto parliamo di Mutanti.

L’apertura nel lontano 3600 a.C. in Egitto vorrebbe essere “Cleopatra” ma finisce più per ricordare “La Mummia”, il salto temporale che ci porta agli anni 80 ricorda la sigla di “Doctor Who”, l’esplorazione di Moira (Rose Byrne) tra le sabbie del Cairo ha un irresistibile sapore di “Indiana Jones” e declinare questo amalgama in maniera coerente piegandosi anche alle necessità continuity significa trovare un equilibrio precario tra le vicende dei singoli personaggi e l’incombente apocalisse. E Singer è molto più convincente nell’indagare le singole storie dei suoi eroi che non nel gestire il macroscopico piano di distruzione del suo cattivo.

Se infatti lo spettatore all’uscita del film sentirà di aver preso parte a momenti fondamentali nella saga dei mutanti Marvel sarà perché avrà goduto del racconto delle origini di Storm (Alexandra Shipp), Cyclops (Tye Sheridan), Jean Grey (Sophie Turner), Nightcrawler (Kodi Smit-McPhee), avrà amato imbattersi di nuovo nei suoi beniamini, in particolare QuickSilver (Evan Peters), ma soprattutto perché avrà vissuto il tragico dramma di Magneto (Fassbender) e compreso le responsabilità e le pulsioni di Xavier (McAvoy), mentre per quanto riguarda Apocalypse e i suoi cavalieri l’impressione è che la loro caratterizzazione sia sacrificata e che nelle scene di distruzione il budget fosse tragicamente evaporato. Lo stridore tra il pathos cesellato dei singoli e l’approssimazione del dramma mondiale è indigeribile.

In conclusione: Jean Grey dice ad un certo punto “il terzo è sempre il peggiore”. In questo caso non è vero: tra “First Class”, “Giorni di un Futuro Passato” e “Apocalypse”, direi che quest’ultimo forse riesce meglio del precedente, ma non ha il carattere del primo. Quindi il film è consigliatissimo ai fan della saga, a chi vuole trovare conferma delle abilità di Fassbender e McAvoy su tutti, a chi vuole scoprire davvero come quella chioma fluente di Xavier sia sparita, e nel frattempo ammirare il Professor X che sostanzialmente è un cosplayer del James Crockett di Don Johnson in “Miami Vice” e da ultimo a chi vuole vedere Sansa Stark che finalmente ha il suo momento di gloria (per tutto il resto Sophie Turner è piuttosto deludente). Tutti gli altri possono astenersi o attendere l’home video… qualsiasi cosa significhi di questi tempi.

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