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Xabier e gli Afterhours

Xabier Iriondo sul palco con gli Afterhours. Cose che si credeva di non vedere più. Come la band vestita darkeggiante, con Manuel Agnelli con i capelli suddivisi in ciocche, guanti lunghi con le mani scoperte, pantaloni di pelle, Roberto Dellera con la minigonna piena di ferraglia sopra i pantaloni neri e lo stesso Xabier con i codini che spesso il chitarrista storico della band sfoggiava a inizio carriera e una camicia tutta ferraglia. Gli Afterhours interpretano il goth e sembrano usciti da una serata allo Shelter. Anche se vedere Manuel raggiungere a falcate il microfono, con i capelli al vento e i pettorali (Manuel ha i pettorali!) messi in evidenza dalla maglietta attillatissima, fa una certa impressione).

A breve gli Afterhours si chiuderanno in sala di incisione per lavorare al nuovo album, pronto nella prossima primavera.

Rivedere alla chitarra Xabier Iriondo, membro della band dal 1992 al 2001, fa impressione. Anche perché Xabier si scalda, salta, schitarra, tira le corde manco suonasse con i Motorhead, e contagia il resto del gruppo: fa saltare anche Giorgio Ciccarelli, di solito relativamente tranquillo durante le performance live. Un live durante il quale è stata pronunciata una sola parola al pubblico: “Grazie”. Mentre la gente aspettava che Agnelli parlasse di più. Soprattutto con la sua Milano.

Il concerto è stato bello intenso, grezzo, come ai vecchi tempi del tour di “Germi”. Purtroppo, però, per altri versi è risultato deludente. Soprattutto per problemi di acustica: si sentiva poco e male e soprattutto la voce di Manuel è rimasta molto sotto (cosa da non fare mai a un fan degli After: il Verbo va sempre udito stentoreo). Ma anche per alcuni (ma anche due o tre sono troppi per gli Afterhours) errori della band, imputabili per lo più al batterista, Giorgio Prette, che, ad esempio, su “Male di Miele” ha portato fuori tempo tutto il gruppo. Impeccabili come sempre Dellera e Ciccarelli.

Una scaletta che ha ricalcato quelle classiche della band, con “Rapace”, “Male di Miele”, “Dea”. Ma anche pezzi fatti più raramente, ad esempio “Pochi istanti nella Lavatrice”, “Veleno” e “Tarantella all’Inazione”. Addirittura “Ritorno a Casa”, il cui testo per metà Agnelli ha letto, per sicurezza.

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