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  • Yob: The Illusion Of Motion

    Yob

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Immoto perpetuo

Un sussurro porta a pensare a spazi aperti, immensi, estesi, sconfinati. Una roboante eruzione di note li riempie di sangue, colpi, sudore, marce, polvere, colpi. L’epica guerriera assale la mente nel primo dei quattro lunghissimi pezzi che compongono “The Illusion Of Motion”, il vero salto di qualità dei doomster americani YOB.
Se poi le prime parole di Mike Scheidt potevano ricordare un Ozzy corazzato e pronto alla pugna campale, le iniziali campane rituali di “Exorcism Of The Host” legano definitivamente i Nostri all’estetica doom figlia dei primi Sabbath. Da qui partono deliri di psichedelia generati dall’estenuazione dei sensi portati allo stremo, rituali di forgiatura degli animi guerrieri, grugniti demoniaci e rigurgiti d’odio. Una sequenza sfiancante di assalti.
Lenti, roboanti, cadenzati, massicci, fragorosi, massacranti, grandiosi, compatti, ipnotici, estenuanti.

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