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You wanted the best, you got the best!

Era il 1972 e i Kiss prendevano vita. Oggi è il 2010 e quella band, nata sotto la stella di un dispotico e tirannico demone, non solo è ancora in vita, ma è anche diventata una macchina da soldi delle migliori. Un marchio che continua a fruttare e a far parlare di sé.

Come nella migliore delle tradizioni, dal 1972 a oggi i Kiss si sono lasciati e ripresi. Hanno cambiato formazione, qualcuno se n’è andato per poi tornare e poi ri-andare, qualcuno è stato allontanato e non tornerà mai più. I Kiss, comunque, hanno deciso di non lasciare la scena. Si sono truccati, struccati e ri-truccati: God gave rock’n’roll to these guys, e loro non ne vogliono proprio sapere di smetterla. E, anche se non sempre, almeno con il loro ultimo “Sonic Boom” hanno saputo dimostrare di avere ancora un ruolo e un posto nell’Olimpo del rock. Hanno ribadito, in poche parole, che quando queste porte dorate si aprono, non è mai per caso e, per forza di cose, non è mai per poco. Imprescindibili e indispensabili come, oggigiorno, tutte le cose inutili. E potremmo scommettere che anche Gene Simmons sarebbe d’accordo con noi.

A quasi quarant’anni di onorata carriera, Gene e soci hanno dimostrato che, comunque stiano le cose, esiste un gigantesco gap di carisma e personalità che giace tra chi ha partecipato a scrivere la storia del rock e chi invece l’ha subita. Tra chi di contenuto ne ha e chi, più semplicemente, deve inventarsi chissà cosa per farsene prestare un po’, per qualche tempo. Il tutto con un disco (“Sonic Boom”) dai contenuti formali assolutamente scontati e poco significativi, ma ancora in grado di dare voce al proprio istinto nonché di fornire una colonna sonora ai sogni – forse sopiti – dei propri fan. Vecchi e nuovi. E con un tour da tutto esaurito. Nulla di epocale, beninteso, ma non sembra anche a voi che valga la pena di notare quanta sempre meno importanza si dia a questo aspetto?… Il carisma non né cosa da poco, e dovremmo ricordarcelo tutti, anche (e soprattutto) quando le questioni del mercato di oggi cercano di confonderlo con l’infatuazione.

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