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YouTube con Universal e Sony

YouTube è una delle più incredibili storie di questi anni, assolutamente fuori da quelle che potevano essere le leggi economiche solo qualche anno fa. Uno dei servizi più usati al mondo, in grado di cambiare in parte la vita di molte persone, da quelle divenute famose grazie ad esso a quelle che ora guardano meno tv, stenta a ripagare l’investimento necessario per acquistarlo.

Molte di queste difficoltà, manco a dirlo, sono dovute agli screzi con le major discografiche per questioni di copyright e revenue share. La Warner è da mesi al braccio di ferro col portale di Google, nonostante la partnership per la spartizione degli introiti pubblicitari ricavati dalle pubblicità apposte sui video musicali. Onde evitare che le altre tre sorelle seguissero la stessa strada, i manager del VideoTubo hanno cominciato a lavorare su di un progetto in comune con loro, in particolare con Universal, alla quale, negli ultimi giorni, si è aggiunta Sony.

Il risultato si chiama Vevo, ossia uno spin-off di YouTube dedicato esclusivamente alla musica. Perché inaugurare un servizio a parte, quando abbiamo già a disposizione un tubo che conosciamo così bene? Perché su Vevo le due major sono attrici protagoniste, condividono le sorti in qualità di equity partner. Il modello è quello – di successo – di Hulu, sito americano che offre gratuitamente contenuti televisivi e cinematografici con un po’ di pubblicità, questa sarà infatti la fonte di sostentamento per il neonato.

Un accordo del genere sembra poter garantire stabilità ai rapporti tra video broadcaster musicali e major discografiche, portando maggiore soddisfazione a entrambe le parti. Nel quadro, però, c’è un problema: noi. Riusciranno quelli di Vevo a spostare tutto il traffico di video musicali sulle proprie pagine? Attualmente sembra difficile, nessuno sente il bisogno di un nuovo portale di video musicali, se non le etichette stesse. Sarà allora necessario un irrigidimento delle politiche di esclusive, per attirare il flusso di visitatori verso il proprio prodotto. Nuovi blocchi, però, potrebbero portare a nuovi espedienti per aggirarli. Speriamo che ne valga davvero la pena.

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