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  • Yut: Yut!

    Yut

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A Nietzsche piace questo elemento

Cupi, realisti, senza mezzi termini.
Incacchiati come iene affamate, i tre meneghini ci presentano il loro mondo offuscato e grigio, composto di melodie groove elettroniche quanto nubi cariche di elettrostaticità e pioggia nera. La stessa pioggia che cade incessantemente dalla prima alla nona traccia, tra ritmi diabolici figli del post-punk tendente al goth e chitarre incazzose che urlano contro le pareti dello studio.

I testi, italiani e mancanti di filtri frapposti al cervello e all’ugola, parlano fin dall’inizio di uomini corrotti, specialmente politici – lo evidenzia “Intro/Leviatano” -, capacissimi di pomparsi l’ego, ma inetti a qualunque attività coinvolga un paese ed un cosmo generico.

In un momento difficile, è meglio darsi al rock.

Il talento degli Yut sta nel far cozzare colossalmente la ballabilità del genere electro/blues con le liriche impegnate e al contempo sprezzanti, pronunciate dalla voce profonda e suadente (da vero uomo che non guarda in faccia a nessuno) del frontman.
“Mentre tutto muore sono sempre più luminoso”: una frase che racchiude in sé il significato intero del lavoro.

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