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The Zen Circus: “L’unico nemico che abbiamo individuato è la stupidità” [INTERVISTA]

Abbiamo incontrato i The Zen Circus, quasi al completo, mancava infatti Karim, per parlare del loro ultimo album in studio intitolato “La Terza Guerra Mondiale”, pubblicato lo scorso settembre da La Tempesta Dischi. Il disco, ottavo con la formazione attuale, è una cinica e realistica rappresentazione di una certa parte di paese, a tratti violenta, disillusa e delle volte innamorata, ma sempre sincera. Come solo gli Zen sanno raccontare.

Nonostante i tre pisani siano convinti che non ci sia mai stato molto hype intorno a un’uscita di un loro album, va detto che l’anno di pausa che si sono presi dopo “Canzoni Contro La Natura” ha reso famelici i vecchi fan e grazie a singoli come “Ilenia” e “L’anima non conta” hanno catturato con decisione l’attenzione dei nuovi, forse più giovani. In ogni caso, “La Terza Guerra Mondiale” rappresenta per il circo zen un altro piccolo gradino verso l’alto di una salita cominciata diciotto anni fa, tra le strade di Pisa (merda) e giunta, ormai, nei più grandi locali d’Italia.

Il vostro penultimo lavoro, Canzoni contro la natura iniziava con una canzone in cui cantavate “viva la guerra tanto vivi si muore”. Eccoci qui, solo qualche anno dopo con una terza guerra mondiale in atto. Perché avete sentito il bisogno di parlare di un conflitto planetario ?

A: La Terza Guerra Mondiale è una provocazione. Ci siamo immaginati tutte quelle persone arrabbiate sui social che tanto parlano di armi e di sparare nel mezzo di una vera e propria guerra. Poi una situazione del genere aiuterebbe anche a capire da quale parte stare e contro chi schierarsi seriamente

E i The Zen Circus hanno individuato il loro nemico da combattere ?

A: Per ora l’unico nemico che abbiamo individuato è la stupidità!

U: Guarda la stupidità è proprio l’unica cosa che mi scatena il razzismo, sul serio!

Si, ma come si combatte la stupidità ?

A: La stupidità si combatte prendendola per il culo e cercando di fare in modo che ce ne sia di meno. Stigmatizzarla come qualcosa che non è cool, anche se oggi sembrerebbe far tendenza. Bada che noi per stupidità non intendiamo per forza mancanza di cultura, ma quel minimo di buonsenso che ognuno di noi dovrebbe avere.

U: Un nemico forse non siamo in grado di individuarlo nemmeno noi, ma verrà il momento in cui ci si dovrà dare una mano un po’ tra tutti e lì si che mi toglierò delle soddisfazioni. Una volta scoppiata la guerra capirò a chi dare una mano e a chi no.

A: Devi sapere che Ufo ha un orticello a casa sua, si fa l’olio e altre cose. Quindi la gente andrà da lui a chiedergli cibo e lui deciderà se dargliene o meno, un vero piano di vendetta [ndr: ride]

A proposito di stupidità cool. Il mondo dei social è il regno dell’ostentazione dell’idiozia e nella canzone “Zingara (il cattivista)” l’avete reso in maniera molto forte. Vorrei darvi prima di tutto la mia opinione sul video. Mi ha messo fortemente a disagio, ho avvertito un grande imbarazzo e sconforto..

A: Guarda la nostra idea era proprio questa.

U: Ti dico solo che la mia ragazza l’ha guardato una mezza volta e poi non l’ha più voluto guardare.

Cosa si prova a cantare un testo così forte e intriso di offese razziste ?

A: Dal vivo quando la suoniamo è molto strano. Zingara è un pezzo musicalmente trascinante, bello potente, ma quando il pubblico si ritrova a cantare questo brano c’è sempre un certo timore. Di solito il nostro pubblico canta a squarciagola le nostre canzoni, ma con Zingara è diverso.

Come è nata l’idea di utilizzare i commenti su YouTube ?

A: Mi è capitato di passare una nottata a leggere commenti simili a dei video sul web, quasi mi veniva da piangere mentre pensavo  “cosa cazzo scrive la gente ?”. Poi mi andavo a vedere i profili social di queste persone per capire chi fossero. Tutti col cane, i gattini, i “buongiornissimo  kaffe”. Ho scelto i commenti sugli zingari perché stanno sul cazzo a tutti, destra sinistra non fa differenza. E a me, sinceramente, stanno molto simpatici quelli che stanno sul cazzo a tutti. Il risultato è una canzone che DEVE fare un po’ schifo.

Avete ricevuto critiche per questa vostra scelta o sul brano più in generale ?

U: Poche, diciamo che è stato capito. Alcuni avevano timore che potesse diventare un inno al contrario, altri che fosse un po’ troppo demagogico o populista. Però è stato capito.

Restiamo ancora su alcune delle vostre nuove canzoni. “Andrà Tutto Bene” chiude l’ultimo album e, tra le diverse tematiche affrontate, si sofferma sui cantanti in radio che come in un mantra ripetono, per l’appunto, che tutto andrà sempre bene. Perché i The Zen Circus si ostinano a rimarcare gli aspetti negativi e le bruttezze della vita ?

U: È qualcosa che ci compete, serve qualcuno che faccia un po’ il guastafeste!

A: È pieno di gente che parla di amore e delle cose belle, io stesso ne ascolto tantissima di musica sui generis. Ce n’è molta e bella, anche. Noi ci siamo occupati di altro, siamo fatti così. Nelle nostre canzoni, anche in quelle d’amore, c’è un “io” e un “te”, ma anche un “tutto il resto del mondo” che difficilmente riusciamo a far scomparire. Però non abbiamo niente contro chi fa musica solo dicendo che alla fine andrà sempre tutto bene. Pensa se fossero tutti come noi e ci fosse un solo Jovanotti a cantare delle cose belle: ti spareresti!

Effettivamente

A: E poi ci sono anche delle persone che non riescono a sentirsi bene o a loro agio; persone che hanno il cuore congelato e non riescono ad amare. Noi siamo i cantori di queste cose qui.

U: Io, ad esempio, ho iniziato a fare musica ascoltando gruppi di gente disagiata che ha sua volta ha dato dignità ai disagiati. I Ramones erano quattro spastici. Tutto un movimento che ha dato spazio a quel territorio di mezzo tra l’essere un po’ nerd e un outcast. Mi son sempre garbati gli svitati, a scuola mi piacevano le sballone strane. Facevi subito amicizia con quello strano. Ecco anche noi vogliamo dare voce a chi non si ritrova pienamente nel resto del mondo.

E quali sono le difficoltà più grandi nel farsi interpreti di questo tipo di realtà ?

A: È difficile non ripetersi, ma per fortuna o purtroppo questo paese riesce sempre a sorprenderci. Quando pensi che siano finite le idiosincrasie c’è sempre qualcosa di nuovo. Nel nostro modo di scrivere non ci sono mai forzature, siamo cresciuti in un ambiente sociale e socievole e alla fine in ogni nostra canzone è naturale inserire qualcosa della società, anche se parla dei cazzi miei. Sarebbe una forzatura al contrario non farlo.

Nella canzone “Ilenia” cantate di quelle piazze innocue che fanno rivoluzioni solo quando sono vuote. Mi raccontate un po’ la storia di questo brano e il significato in particolare di questa frase  ?

A: La canzone nasce da una lettera che ci è stata inviata da una nostra fan.

Interessante, com’è andata ?

A: Si tratta di un carteggio tra me e lei, su si noi e le nostre vite. Poi lei a un certo punto mi ha inviato questa lettera e l’ho trovata subito incredibile. Le ho chiesto se avessimo potuto farne una canzone e solo dopo aver insistito ha accettato, cambiandone il nome ovviamente. “Ilenia qui le piazze sono affollate, ma innocue; ormai le piazze fanno rivoluzioni solo quando sono vuote” è, invece, una frase che ho ritrovato all’interno di una mia agenda del 2002. Ha pensato potesse completare bene la canzone

Cosa ne pensa la vostra “Ilenia” della canzone, le è piaciuta ?

A: Molto, anche se inizialmente era parecchio preoccupata perché il contenuto è personale e sono pensieri suoi.

Sono pensieri personali in cui molti possono specchiarsi per..

U: Non sai davvero quante persone ci hanno scritto dicendo che vi si sono ritrovate. Moltissime ragazze in particolare.

Ma le piazze sono davvero vuote e innocue come dite ?

U: Le piazze sono vuote e innocue è una frase verissima purtroppo. Stanno tutti a casa a commentare. Ricordo quando scoppiò la primavera araba, eravamo tutti contenti nel vedere così tanti giovani che si radunavano nelle piazze usando twitter o facebook. Tutti i giornali a dire “ma che bravi, che bravi”. Un’intera generazione era scesa in piazza declamando a gran voce di poter entrare nella storia contemporanea da protagonisti, lottando contro i governi. Quando succedeva qui in Italia, come nel 2013 in cui si potevano vedere nelle stesse piazza quelli di estrema destra con quelli dei centri sociali, giù botte. Fu una cosa che non piacque a nessuno. Se lo fanno in Marocco tutti contenti, però qui…

Però esistono in Italia alcune piazze che continuano a riempirsi sempre di più. Penso alla piazza di Faenza in occasione del MEI, le piazze della musica, ad esempio. Che tipo di rivoluzione può partire da questi luoghi ?

A: Da una parte hai ragione. Però se ci immergiamo nel contesto dell’album, in una fatidica guerra o rivoluzione secondo noi gli artisti sarebbero i primi a scappare, senza ombra di dubbio. C’è una grande disillusione sulle rivoluzioni e non credo di vederne altre in futuro.

Parlando della vostra carriera, avete iniziato facendo busking nelle strade. Grandi sacrifici, rinunce col rischio, anche, di non compiacere sempre proprio tutti. Secondo voi, la strada dei talent show rappresenta una contraddizione o una scorciatoia per tutto quello che rappresenta il mestiere del musicista ?

A: Non credo sia minimamente una scorciatoia. Se parliamo di numeri e di botteghini sono pochissimi i casi in cui un artista esplode in una carriera importante. Per uno che sfonda ce ne sono cento che durano meno di un anno. Adesso il successo passa anche attraverso il poter scrivere un disco e metterlo su internet, vedi Calcutta ad esempio. Secondo me i talent non avranno ancora vita lunga.

U: Nei talent non abbiamo mai visto il male assoluto, nella competizione si. La vittoria, nella musica non esiste e non esiste di certo un giudice che, dall’alto del suo trono, ti possa dire come devi fare le cose e come non le devi fare. Non sopportiamo gli espertoni che ti dicono in faccia “così fai schifo”. Perché devo avere la libertà di esprimere anche il mio schifo e stai sicuro che troverai qualcuno che lo apprezzerà così com’è..

Ultima domanda, c’è qualcosa che vi manca del periodo di andate tutti affanculo ? Quel lontano 2009 ?

A: No. È tutto più o meno tutto uguale a prima, solo che più grosso. La cosa bella degli Zen è che non abbiamo mai avuto hype con un disco. Sono piccoli passetti verso l’alto, piccoli grandi traguardi che raggiungiamo da 18 anni di duro lavoro. Però, se c’è una cosa che vorrei ritornare ad avere del 2009 sono quei sette anni passati. Quello molto volentieri..

 

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