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Zen Circus: “Si può essere rock anche sul palco dell’Ariston” | INTERVISTA

Solitamente non siamo abituati a questo genere di sviolinate. Ma è giusto riconoscere dei meriti. In queste serate sanremesi gli Zen Circus hanno dimostrato di essere un gruppo con le cosiddette. Magari non arriveranno sul podio, ma è certo che ricorderemo con piacere le loro performance all’Ariston con “L’Amore è una dittatura”. Visti i tempi matti e ristretti di questi giorni, abbiamo scambiato molto velocemente due chiacchiere con loro.

Ciao ragazzi. Cosa è cambiato oggi rispetto a vent’anni fa, ovvero dal primo disco?

Se mi guardo davanti allo specchio devo dire che è cambiato molto [ride, ndr]. Da una parte in realtà nulla, amiamo la musica e ci manca come l’aria, quindi dobbiamo sempre farne di nuova e avere stimoli. Per noi è un’urgenza espressiva, e devo dire che questa è una fortuna incredibile. Oggi è esattamente come ieri, è ovvio che tutto è cambiato, non rappresentiamo più solo noi stessi ma un esercito di persone. Abbiamo fatto dei calcoli rendendoci conto che abbiamo suonato almeno davanti a 200.00 persone che sono venute a vederci negli ultimi due anni ci siamo resi conto che siamo un esercito che è importante preservare questa unione con questo pubblico, unione legata nel raccontare la verità e anche soprattutto i propri difetti senza vergognarsi.

Cosa vi ha ispirato “L’amore è una dittatura”. A cosa è legato questo brano?

Mi trovavo in un baretto a Berlino. Mi sono reso conto di stare guardando il mio Paese dall’estero e mi sono fermato a pensare, complice anche una riflessione precedente, su cosa volesse dire “Amare”. L’amore romantico, tanto decantato a Sanremo, prima può essere anche legato a una persona estranea. Nel mondo degli estranei, di quelli che non conosciamo, potremmo trovare la persona o l’evento che ci cambierà la vita o che ci porterà alla felicità. Quanto dovere abbiamo di fare entrare gli altri, anche per voler bene a noi stessi, di sentirci parte di una comunità, non isolandoci senza schifare gli altri semplicemente perché sono diversi da noi? In questo momento in particolare in cui ci troviamo sempre uno con l’altro abbiamo sentito la necessità di portare questo brano al Festival.

Si può rimanere rock e rappresentanti di un filone generazionale anche su un palco come quello dell’Ariston?

Certo, penso si sia visto in questi giorni. Quello che abbiamo fatto qua a Sanremo è quello che faremo sui prossimi palchi, l’unica differenza è che qui siamo in tv e suoniamo dal vivo con un’orchestra.

Cosa credete che pensino i vostri fans dell’esperienza sanremese?

I fortunatamente pochissimi fan un po’ titubanti, dopo la nostra esibizione martedì ci hanno scritto “Scusateci”, sono tutti felici. Sono sicuro che ne arriveranno di nuovi.

 

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