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Una cornice discreta

I fiorentini Zenerswoon danno seguito, dopo cinque anni di silenzio, al loro primo lavoro (“There In The Sun”).
“Frames”, registrato con Giulio Favero, è pervaso dalla potenza dell’hard rock, dalla melodia del pop, dalla voglia di sperimentazione del progressive e dal suono sporco del grunge. Tutti questi elementi si ritrovano nel disco come parte dell’esperienza della band che, guardando alla scena indipendente degli anni ’90 e cercando di riproporne le sonorità, riesce a dar vita ad un lavoro concreto.

La traccia di apertura, “Spiders”, cercando di compressare i Motorpsycho in poco meno di quattro minuti mantenendone però l’impatto sonoro (stessa attitudine che si può notare in “Freedom Now”), dà un buon ritmo all’ascolto dell’intero LP. E se “Greta” è una bella e melodica ballata del decennio scorso e “Still Mad About Me” ha un che di pop-matematico, il giro folk arrabbiato di “Now What It Seems” si evolve di continuo col passare dei secondi in un crescendo di ritmo, potenza e melodia che ci regala il pezzo migliore del disco.

Mettono in piedi un lavoro discreto, i Zenerswoon, decisamente ascoltabile, ma poco duraturo.

Tutto sommato “Frames” dà una buona impressione ai primi ascolti, ma, col tempo, sembra diventare un po’ tedioso. I richiami all’interno del disco sono evidenti e pur proposti in maniera desiderabile, cercando sempre di non cadere nell’eccesso, danno troppo presto l’idea di aver ascoltato il disco fin troppe volte. È normale che ogni musicista abbia una storia musicale e la riproponga. A noi, quella degli Zenerswoon sembra già di conoscerla dopo un paio di ascolti. E a voi?

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Contro

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