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Zero Assoluto,”Di Me e Di Te il nostro disco più bello” [INTERVISTA]

Sembra ieri quando intonavamo “Mezz’ora”, o “Svegliarsi la Mattina”, ma la vita va avanti, la musica cambia, si trasforma, e gli Zero Assoluto (Matteo e Thomas) tornano con un nuovo album dal titolo “Di Me e Di Te“. Noi di LoudVision abbiamo avuto il piacere di parlare ancora una volta con loro. A rispondere alle nostre domande, con disponibilità e simpatia, è Matteo. Semplice e verace, esattamente come pensavamo che fosse.

Buona lettura!

Ciao  Matteo come va?
Ciaoo… Un po’ stanco, ma contento!

Oggi esce il vostro sesto disco, “Di Me e Di Te”. Cosa volete raccontare con questo nuovo lavoro?
Ogni canzone fotografa uno stato d’animo diverso. Si tratta di storie che a noi piace raccontare. È un disco variegato.

Cosa ha di diverso dagli altri album?
È molto concentrato. In passato ci mettevamo più tempo a far uscire un disco. E quando uscivano, le canzoni, erano fotografie di un momento già trascorso. In questo album invece, sono molto attuali.

Due anni fa avevate deciso che “Alla Fine Del Giorno” sarebbe stato il vostro ultimo album e che avreste proseguito la vostra carriera solamente con l’uscita di singoli. Come mai questo cambio di rotta? Cosa ha influito su questa decisione?

Quando siamo andati a Sanremo ci siamo resi conto che avevamo già pronte la maggior parte delle canzoni. L’occasione è stata ghiotta, così ci siamo messi a lavoro per farlo uscire prima possibile. Secondo me è il nostro album più bello. So che sembra scontato dirlo, ma siamo davvero molto contenti.

Per realizzare questo album vi siete rivolti alla collaborazione di artisti come Antonio Filippelli, Fortunato Zampaglione, Piero Romitelli, Zibba, Fabrizio Martorelli, Rory Di Benedetto. Come mai  avete pensato proprio a loro?

Prima di tutto, perché li stimiamo tantissimo. Poi perché, per la prima volta, abbiamo avvertito la necessità di condividere questa esperienza, scrivere appunto brani insieme ad altri artisti. Desiderare tra virgolette “un terzo incomodo”, ma nel senso più benevolo del termine. Coinvolgere altre persone ci ha permesso di concentrarci di più nel lavoro che stavamo realizzando.

In un’intervista passata,  ci avete confessato che avevate una gran voglia di andare a Sanremo, quest’anno finalmente è stata la volta buona. Com’è andata questa esperienza?

È andata benissimo. È stato emozionante salire sul palco dell’Ariston, raccontando una canzone che ci rappresenta tanto… e il tutto davanti a una platea vastissima. Tra l’altro, il brano è riuscito ad arrivare a tantissime persone. Ci siamo stupiti molto.

ZEROASSOLUTO_9962_Julian Hargraves (1)La storia di Sanremo insegna che le canzoni che non finiscono nei primi posti nella classifica del Festival riscuotono, poi, un grande successo nelle classifiche radiofoniche e nelle visualizzazioni su Youtube. È successo anche a voi quest’anno con “Di Me e Di Te”..

È così. “Di Me e Di Te” non è una canzone prettamente sanremese. Però è come un vestito comodo, ci sentiamo perfettamente a nostro agio in quel brano.

Nel vostro nuovo album avete deciso di inserire anche la vostra versione di Goldrake, cantata con successo anche sul palco dell’Ariston nella serata Cover. Ci spiegate questa scelta? Fa un po’ strano vedere una sigla di un cartone animato cantata a Sanremo…

Sì, ci faceva piacere perché è stata scritta dal Maestro Vince Tempera e perché è una canzone con retrogusto vintage, ma anche un po’ infantile, particolare. Cantarla a Sanremo con l’accompagnamento dell’orchestra è stata una grande soddisfazione. Tra l’altro, l’idea è nata prendendo spunto da Alessio Caraturo, un artista napoletano, che qualche anno fa ne aveva fatta una versione acustica molto interessante.

Altra traccia del vostro nuovo lavoro è “Una Canzone E Basta”. Può essere considerata un invito a vivere con leggerezza tutto ciò che uno fa?

Esatto, il senso è proprio quello. Vivere prendendo la vita con leggerezza. Farsi travolgere anche da altro, non solo dagli impegni. È rivolta a qualsiasi tipo di passione.

Secondo voi quanto è cambiata la musica pop in questi anni?
Si è evoluta, come si sono evoluti tutti i generi musicali. Non è una cosa da poco scrivere testi leggeri con il rischio di scadere nella banalità nel momento in cui ci stai lavorando. Devi cercare di essere molto diretto e avere la capacità di toccare determinati punti.

C’è qualcuno nello scenario musicale italiano che si avvicina più ai vostri canoni?
Non lo so sai? Non c’ho mai pensato.

Quello della musica è un mondo complicato, come trovate la forza di andare sempre avanti?

È la passione, con la “P” maiuscola. Ti porta a scrivere canzoni, a prescindere dagli impegni lavorativi. Scrivi perché avverti la necessità. Non è obbligatorio farlo. Avviene tutto in maniera naturale, è anche uno sfogo.

Cosa direte ai vostri fan non appena li incontrate negli instore tour?
La prima cosa che chiedi è se hanno già ascoltato il disco e cosa ne pensano. È quello che mi incuriosisce di più in assoluto. È un impatto diverso rispetto a quello dei tour. Quando canti sul palco, hai subito la percezione dei brani. L’instore tour, invece, ti dà la possibilità di chiederlo subito.ZeroAssoluto_cover

La vostra è un’amicizia ventennale nata tra i banchi di scuola. Come vi vedete tra 20 anni?
Che bella domanda! Spero in forma, serenamente a fare musica.

Dalla vostra prima canzone con tanto di videoclip “Ultimo Capodanno”, con testo e sonorità molto differenti rispetto ai vostri ultimi lavori, quanto è cambiata la vostra vita artistica e il vostro modo di vedere e raccontare storie attraverso la musica?

Completamente, cambia giorno per giorno. Cambi tu, cresci e senti inevitabilmente il bisogno di raccontare storie diverse, che intricano altre storie e altri suoni da utilizzare sulla musica. Il sound è diverso rispetto a quello con cui abbiamo iniziato, ogni strumento comporta poi altre modalità di racconto.

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