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  • Zero Point: Time Stands Still

    Zero Point

    Data di uscita: 06-06-2005

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Stoner e aspettative pop

Dopo alcuni ascolti, il debutto della stoner-garage band inglese lascia moderatamente piacevoli ricordi. Oltre ad uno stile consumato e buone idee in fase di produzione, le iniziali impressioni d’una svogliatezza atteggiata lasciano poi spazio a inaspettati dinamismo e cura negli arrangiamenti, nella consapevolezza che ogni brano è una storia a sé stante.
Se, infatti, “My Everything” introduce la band con un “niente di nuovo” sull’orizzonte dello stoner rock, già la più commerciale “Talk To Me” prende per le semplici linee vocali, sia del verse che del ritornello. “Bitter Sweet” mostra maggiori cromature sonore, con apprezzabili momenti acustici in cui anche il vocalist John Parkinson, dà un buon contributo d’espressività, mentre “One Size Fits All” introduce un giro di basso elementare su cui si inseriscono chitarre ammiccanti al blues, assoli acidi, testi fraseggiati sul ripetitivo leitmotiv e qualche breve sfuriata di stoner rock. “Life Of Shame”, che punta tutto sul ritornello musicale ed immediato, che gioca con la metrica tonica della lingua inglese, propone una ritmica serrata nel svilupparsi del pezzo, tuttavia non esente da una piacevole ed ignorante ripetitività. “Not Waiting” con un riff monocorde capitalizza col minimo sforzo il massimo groove possibile per poi scivolare nel cantilenante chorus, “Stick With…” coinvolge d’animosità, e “Right To Resist” gioca tra stoner rock tirato e linee melodiche di chitarra, molto ruffiane, che fanno il verso al cantato. Il tutto si chiude con la più rilassata-acustica “Simple Smile”, puntante al fascino disaffezionato del cantato rock, che da una artistica indolenza sembra trovare le intonazioni giuste, minimali, per una ballad carismatica. Ciliegina sulla torta, le liriche: se il target di questa proposta si è soffermato a leggere la recensione, si rallegri: qui c’è tutta la diretta semplicità, l’accattivante ignoranza che ci si aspetta da un genere così immediato: “Do I wanna be you/Do I wanna be me/I’m finding myself trapped in insight”.
Debuttanti con stile, positivi e piacevoli nel genere, di scuola decisamente british, riescono a non inflazionare il mercato che ultimamente sembra aver trovato nello stoner/garage rock la new wave; o dove molte band, partite da generi completamente differenti, sembrano voler trovare tutte quante una valvola di sfogo. Gli Zero Point occupano la loro posizione stabili, coerenti, autentici, magari talvolta suonando un po’ troppo “emo” (sic…) all’orecchio, ma sapendo intrigare anche con una dose inaspettata di accattivante carisma pop. Ed è un bene che sia così.

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