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  • Zerovskij – Solo per amore: il film e l’incontro con Renato Zero

    Diretto da Gaetano Morbioli

    Data di uscita: 19-03-2018

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La spettacolare mecca ambulante che è ogni nuovo tour e concerto di Renato Zero stavolta invade anche le sale cinematografiche: il “film” del concerto di settembre 2017 all’Arena di Verona “Zerovskij – Solo per amore” sarà distribuito in forma di evento di tre giorni il 19, 20 e 21 marzo 2018 da Lucky Red (su www.renatozeroalcinema.it l’elenco delle sale).

L’ultimo lavoro dell’istrionico cantante romano è una sorta di musical (opera popolare, si direbbe oggi) idealmente ambientata in una stazione ferroviaria, quella di ingresso al pianeta Terra, dove si incrociano Adamo e Eva e le personificazioni dei sentimenti e dei legami che caratterizzano e turbano le esistenze loro e dell’umanità intera: Amore, Odio, Morte, Tempo. A dirimere il traffico è il capostazione Zerovskij, interpretato ovviamente da Renato Zero, autore, regista, interprete e compositore di questo nuovo “carrozzone”, insieme a uno dei suoi storici collaboratori, Vincenzo Incenzo.

A dirimere la matassa di conflitti sentimentali ci pensa la progressione di nuove canzoni appositamente composte per quest’opera (che si trovano nell’album omonimo uscito lo scorso anno), con gli oculati innesti di alcuni vecchi successi, forse meno conosciuti dal grande pubblico ma che vanno a sbrigliare le inibizioni dei sorcini più appassionati. Oltre a canzoni e balletti (del coreografo Bill Goodson) alcune note voci del doppiaggio italiano fanno da coro mentre un ruolo di rilievo, registrato a posteriori, è riservato al personaggio del Barbone Dinamitardo interpretato da Gigi Proietti e girato sui binari di una vera stazione ferroviaria romana.

Le oltre 2 ore e 20 minuti di film però mettono a dura prova anche il sorcino più indefesso, e il didascalismo estremo dei dialoghi, più che richiamare l’esagerazione dell’impostatura teatrale, vanifica ogni pretesa di serietà presso uno spettatore che non sia lì solo per un edonistico sovraccarico di emozioni e pelle d’oca, di cui comunque Renato Zero e i suoi collaboratori sono fra i più pregiati spacciatori in Italia.

Abbiamo incontrato Renato Zero a Villa Borghese, a Roma, in occasione della presentazione del film alla stampa, dove si è presentato ancora una volta nei panni di scena e dove, con la solita esuberanza messianica, ha raccontato l’esperienza di questo ultimo tour, riconoscendosi da solo (ma gli va riconosciuta indubbiamente) una dose di coraggio inedita per un artista con oltre mezzo secolo di carriera alle spalle che non si è mai adagiato sugli allori; esponendosi, anzi, anche alle critiche dei fan riguardo alle nuove canzoni, come in questo caso: «Se uno ha voglia di fare esperienza non può subire le pressioni del mercato o delle tendenze. Finché c’è una buona fede da parte dell’artista il cambiamento dovrebbe essere accettato. Credo che alla lunga i miei esperimenti del passato mi abbiano dato ragione, e anche questa piccola rivoluzione personale credo che pagherà. Zerovskij è coerente con questa volontà di sperimentare sempre presente nella mia carriera. Tanti dei fan che mi hanno criticato si sono ritrovati a comprendere che questa operazione è sincera, alla fine».

In questo spettacolo la voce di Dio ammette che gli umani sono il suo più grande errore. C’è una dimensione di speranza nel suo spettacolo?

RENATO ZERO: «Nel pacchetto dell’offerta di Zerovskij non c’è la speranza, non ci sono lasciapassare. Zerovskij, come anche Renato Zero, vuole illuminare la platea su quanto di sbagliato e pericoloso appare, non spacciare illusioni.

«Questi personaggi, credo che li abbiamo collocati nella loro veste naturale. Per esempio: per alcuni Amore è identificato col dio Apollo, inarrivabile, mentre noi l’abbiamo messo sulla sedia a rotelle, per riconoscere la sua sofferenza davanti alle scelleratezze umane».

Nell’opera, da un altoparlante si annuncia la morte della cultura. Secondo lei è la causa dei problemi di questo momento storico?

RENATO ZERO: «Io ho sempre pensato che il pane non sia sufficiente a nutrirci. In questo Paese non si parla più di cultura, nemmeno nelle scuole. Anche l’aver tolto l’educazione musicale dalle scuole, cui faccio riferimento, credo abbia fatto danni».

In questo tour avete messo in scena dei personaggi impegnativi, Amore, Tempo, Morte. Qual è stato il processo creativo dietro questa invenzione?

VINCENZO INCENZO: «Viene dal racconto dettagliato che Renato mi ha fatto. Aveva già ideato questa umanizzazione dei sentimenti. Questo mi ha sempre colpito di Renato: riuscire a mescolare l’alto e il basso, il tragico e il comico, i sentimenti (come in questo caso) e la piccolezza dei corpi umani di questi personaggi. Temi importanti, magari filtrati con il sorriso e l’ironia che lo fanno scorrere con leggerezza come uno spettacolo circense, ma se ci riflettiamo c’è da mettersi a piangere per la disperazione. Da quarant’anni Renato ha adottato questa forma d’arte e questo è un suo merito assoluto che lo fa un testimone del nostro tempo più di tanti altri intellettuali e artisti rinomati».

Come si è arrivati a portare al cinema questo concerto?

ANDREA OCCHIPINTI (Lucky Red, distributore): Con Renato ci conosciamo da tantissimo, e l’ho sempre ammirato. E da un po’ tentavamo di fare qualcosa per portare al cinema i suoi spettacoli. Abbiamo lavorato insieme quando abbiamo inserito “I migliori anni della nostra vita” ne “Il Divo” di Paolo Sorrentino. Poi abbiamo anche ipotizzato che Paolo facesse la regia di qualche tuo spettacolo ma gli impegni con la serie (“The Young Pope”, ndr) l’hanno trattenuto. E alla fine Renato ci ha fatto vedere queste immagini straordinarie e ci ha convinto a lavorare per portare questo evento sul grande schermo».

Fan e addetti ai lavori chiedono un’opera autobiografica, magari in forma di musical o di film. Arriverà?

RENATO ZERO: «Io questo Renato Zero non lo celebrerei tanto. Deve tanto a Renato Fiacchini (il suo nome all’anagrafe, ndr), e è già questo un successo. Raccontarne le origini magari sarebbe giusto, ma viviamo in un momento delicato dove tutti mettono in piazza una narrazione di se stessi, al punto che se uno pure raccontasse la verità su se stesso magari non sarebbe creduto, mentre viene accettato chi gonfia. E poi le mie sofferenze delle origini, per potermi esprimere ho dovuto sedarle e mettere a nanna, che mi avevano rotto i coglioni».

È prevista un’uscita in DVD dello spettacolo?

RENATO ZERO: «Vediamo come vanno le proiezioni e poi se ne parlerà».

LA SCALETTA

PRIMO ATTO

La stazione
Ti do i voli miei
Vivo qui
Un secondino anch’io (cantata da Tempo, Leandro Amato)
Dedicato a te
L’amore che ti cambia
Il mio momento
Sono odioso (cantata da Odio, Marco Stabile)
Stalker
Marciapiedi
Ci fosse un’altra vita
Padre nostro
Siamo eroi
Danza macabra (cantata da Morte, Roberta Faccani)
Sono amore (cantata da Amore, Cristian Ruiz)
Potrebbe essere Dio
Più o meno

SECONDO ATTO

Infiniti treni
Mi trovi dentro te
Scommetti (cantata da Amore, Cristian Ruiz)
Motel
Colpevoli
Evviva me (cantata da Odio, Marco Stabile)
Pazzamente amare
Servitevi qui (cantata da Tempo, Leandro Amato)
Aria di settembre
Tutti vogliono fare il presidente
Singoli
Un uomo da niente
Gli angoli bui
L’ultimo valzer (cantata da Morte, Roberta Faccani)
Ti andrebbe di cambiare il mondo?
Putti & Cherubini S.p.A.
Cara

 

Pro

Contro

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