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    Zevolution

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Incassa e porta a casa, Zeitgeist!

Ci sono casi in cui l’autoreferenzialità salva la musica.
A celebrare i trenta discontinui anni della ZE Records, la Strut apre il recinto a più rinomati dj perché rimaneggino brani a volte celebri, a volte svalutati, a volte semidimenticati della storica etichetta newyorkese.

Cosa ne viene fuori? Una collezione di edit che, attenti a mettere in evidenza lo scheletro groovy dei brani, tengono in considerazione innanzitutto l’anima post-punk e underground della ZE. Ma ora basta con la noiosa terminologia inglese. Una sublimazione danzereccia di brani già di per sé danzerecci, che salva le perle e getta gli scarti: la ZE è ormai un’istituzione, o meglio, ancora più autorevolmente, un’ex-istituzione, ma ciò non vuol dire che tutto fosse impeccabile – i nostri dj si muovono con tatto e scalpello, rivolti sempre a trasportare in una dimensione minimalista e più attuale i pezzi su cui lavorano. Salvaguardando una buona dose di funk.

E si parla di Was (Not Was), James White & The Blacks, Kid Creole & The Coconuts che, ingiustamente bistrattati negli ultimi anni, fanno addirittura due comparse, aprendo e chiudendo l’album. Ma si parla anche di dj maestri dell’editing del calibro di Leo Zero, recentemente acclamato in zona britannica, Greg Wilson, da sempre acclamato in zona britannica, baronetto del funk e dell’Haçienda di Manchester, o il francese Pilooski.
Le modifiche, se messe nelle mani di persone competenti, funzionano sempre.

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Contro

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