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Zibba e Almalibre: Il sogno Sanremo si avvera

Zibba è una delle nomination di Fabio Fazio per la 64° edizione del Festival di Sanremo. Salirà sul palco dell’Ariston con il brano “Senza Di Te”, nella sezione “Nuove proposte”. Nel frattempo, il 20 febbraio uscirà il nuovo disco con gli Almalibre, “Senza Pensare All’Estate”.
Dalla nascita del figlio, alla vittoria di Michele Bravi a X Factor, con il brano scritto insieme a Tiziano Ferro, per Zibba sembra che qualcosa stia cambiando, e decisamente in meglio! Adesso è il turno di Sanremo..

Come nasce la canzone che porterai a Sanremo?
È nata da una serie di messaggi che mi manda mia moglie quando io sono a suonare. Quando dormo fuori, ogni volta prima di addormentarmi trovo il messaggio di mia moglie che mi scrive “Senza di te è come… qualcosa senza qualcos’altro..”. Da questa serie di messaggi mi è venuta voglia di fare una canzone che avesse come ritornello proprio questa frase. Poi, da una riflessione sul fatto che spesso noi uomini ci dimentichiamo di ricordare alle persone che ci stanno accanto che siamo lì pronti a costruire qualcosa insieme, che ci siamo, nonostante a volte il tempo che abbiamo a disposizione sia poco, o frammentato, soprattutto per chi come me conduce questa vita, ed è spesso fuori casa.

Come ti sei sentito quando è arrivata la nomination per Sanremo 2014? Qual è stata la prima cosa che hai fatto?
La prima cosa che ho fatto in realtà è stato comunicarlo alla band perché eravamo tutti abbastanza frementi. Ho telefonato al mio batterista che da 16 anni lavora con me e gli ho detto “Dai, quest’anno ce l’abbiamo fatta. Siamo dentro finalmente!”.

Come mai senza gli Almalibre che invece sono con te nel disco?
No, gli Almalibre saranno con me anche sul palco, ma soltanto due perché il regolamento prevede che non si possano portare troppi musicisti. Quindi saranno presenti solo il bassista e il sassofonista. La band, sarà comunque al Festival con me e faremo tutte le attività insieme tranne salire sul palco, appunto.

Hai alle spalle già una carriera discografica di un certo calibro, vedi anche la vittoria della Targa Tenco e le tue importanti collaborazioni. Ce n’è una in particolare che ti è rimasta impressa? Cosa ti hanno insegnato?
In realtà mi sono rimaste impresse tutte. Ogni collaborazione che ho fatto mi ha lasciato qualcosa di importante. C’è da dire che, a volte, anche in una semplice chiacchierata con una persona che ha più esperienza di te puoi trovare qualcosa che poi ti è utile per il futuro. Se devo essere sincero, non c’è una collaborazione che preferisco da questo punto di vista. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa di importante, e tante volte mi è stato veramente d’aiuto, anche in momenti difficili, ricordare le parole di qualcuno che ci è passato prima di me e che mi rassicurava in qualche modo.

Durante il festival uscirà anche il vostro nuovo album. Com’è nato e cosa volete raccontare?
Quest’album è una fotografia degli ultimi dieci anni degli Almalibre. Raccoglie sette canzoni del nostro passato, più cinque inediti. È un po’ anche un biglietto da visita per chi ancora non ci conosce ed è una bella sorpresa per chi ci segue da tanti anni, visto che abbiamo ripreso alcune canzoni nostre storiche alle quali il pubblico è piuttosto affezionato. È un passaggio fra il disco precedente, dedicato a Giorgio Calabrese che ha fatto una storia particolare, e un disco che uscirà l’anno prossimo totalmente di inediti che stiamo preparando. È un album di passaggio che era giusto fare uscire nei giorni del Festival perché ci saranno tante persone che avranno la possibilità di ascoltarci. Magari avranno voglia di avere qualcosa di nostro.

Cosa vuol dire per te partecipare a Sanremo? Quanto pensi che possa cambiare la tua vita dopo il festival?
Spero che la mia vita cambi poco, perché se diventa ancora più incasinata non va bene, perché già lo è abbastanza (ride). No, al di là di quello, dal Festival mi aspetto che ci sia un po’ più di facilità sotto tutti i punti di vista, soprattutto per chi lavora con me da tanti anni. Se chi vende le mie date e fa promozione al mio lavoro riesce con più facilità a lavorare, perché il Festival mi dà la visibilità necessaria a far sì che non debbano stare a spiegare troppo chi sono ad una rivista piuttosto che a un locale per farmi suonare, beh questo sarà una vittoria, indipendentemente da tutto. Dopo vent’anni che lavoriamo a questo progetto, chi da più tempo e chi da meno, però tutti con la medesima grande forza e energia, mi pare un premio importante per tutto lo staff. E questo è quello che mi aspetto.

Nelle altre interviste hai dichiarato che il Festival di Sanremo è una dedica per tuo figlio, nato da poco (tra l’altro, auguri!). Cosa diresti a tuo figlio in questo momento per riassumere la tua gioia, in una frase?
Gli direi grazie. Credo che tutto quello che è arrivato in questo momento, da Sanremo alla canzone scritta insieme a Tiziano con Michele che ha vinto X Factor, in qualche modo sia energia giunta dall’arrivo di mio figlio. L’unica cosa che posso dirgli adesso è grazie!

Nel 2011 ci avevi detto che saresti andato a Sanremo solo se invitato come Van De Sfroos e avevi aggiunto “Anche se non è un palco che fa per noi perché Sanremo non è una vetrina di quello che c’è di musicale in Italia, ma di chi ha i soldi per andarci, per questo non ci interessa”..Cosa ti ha fatto cambiare idea?
Sai, c’è Sanremo e Sanremo. Quando ci siamo sentiti qualche anno fa le edizioni che stavano passando in quel momento del Festival erano edizioni rendevano forse poca giustizia al mondo musicale italiano. La fotografia che fa Fazio invitando gente come noi, ma anche altri al Festival di quest’anno, ma anche dell’anno scorso, è piuttosto coerente con quello che c’è in Italia. C’è tantissima musica indipendente, c’è cantautorato e un po’ meno talent show, che comunque sono una realtà importante in Italia, ma quest’anno meno presenti. Quindi, devo essere sincero: io non avrei accettato all’epoca con altre direzioni dove si faceva un po’ troppo un gioco diverso da quello che faccio io. In tal caso io devo essere grato a Fabio Fazio e a tutta la direzione artistica per aver rivolto uno sguardo al mondo indipendente, se ci siamo io The Niro, Filippo Graziani, i Perturbazione, Cristiano De Andrè. Tutte persone, quindi, che vengono da mondi indipendenti. E dobbiamo ringraziare questa edizione. Sono contento di esserci quest’anno, perché mi sento molto rappresentato da questo Festival.

Hai avuto modo di conoscere o ascoltare qualcuno tra gli altri emergenti?
Sì li ho conosciuti tutti a Roma. Con alcuni di loro ci sentiamo, anche quasi tutti i giorni, per sapere come stiamo, se siamo tesi o meno. Devo essere sincero, sono in ottimi rapporti con tutti e sono tutte persone nelle quali credo molto perché dal più giovane Rocco Ante che secondo me veramente è un piccolo genio nel suo genere, ai più navigati come The Niro, Diodato, Graziani. Hanno tutti qualcosa da dire, sono canzoni importanti ed è bello giocarsi questa cosa insieme. Anche perché non la stiamo vivendo come una sfida, ma come un gioco collettivo: andiamo lì e ci divertiamo. E questo farà si che sarà una grandissima edizione anche dal punto di vista delle nuove proposte.

Tra questi c’è qualcuno che senti musicalmente più affine a te stesso?
Diciamo di no. Siamo tutti abbastanza diversi: ognuno ha la sua storia, il suo percorso, la sua musicalità particolare. Sono tutti molto bravi, ma credo tutti abbastanza diversi da raccontare una storia a sé.

Tra i 14 Big, invece, per chi fai il tifo?
Io tifo per Cristiano De Andrè e per Francesco Sarcina che sono due persone che conosco. Con Cristiano ho collaborato in una mia canzone che ho scritto per lui un paio di anni fa. Sono veramente felice di vederlo sul palco dell’Ariston perché è un grande artista che in questi anni si è sentito poco. E invece è giusto che sia al Festival. È una persona meravigliosa, e sono felice di poter godere di qualche bicchiere di vino con lui di notte, magari finito il Festival. Qualche chiacchiera, qualche abbraccio, perché no…

Quanto è stata soddisfacente la notizia della vittoria di Michele Bravi a X Factor con il suo inedito “La Vita E La Felicità” scritta insieme a Tiziano Ferro?
Tantissimo. Io ero a Roma, purtroppo un po’ febbricitante quando mi hanno dato questa notizia e stavo andando a fare i provini per il Festival. Quindi ero in stanza d’albergo con la febbre e non riuscivo a guardare Sky perché nell’albergo non c’era. Ho appreso la notizia che erano incollati al telefono che cercavano di darti minuto per minuto le anticipazioni, ed è stato molto bello, ci siamo scambiati messaggi con Tiziano di gioia per questa vittoria. Sicuramente è un’esperienza particolare. Sai, scrivere una canzone insieme a un Big della musica italiana e poi che questa canzone vada a vincere un talent così importante dà soddisfazione. A livello lavorativo è una vittoria: siamo stati bravi a scrivere per Michele una bella canzone, e questa è una bella cosa.

Nel 2012 sei stato premiato dalle radio italiane come artista più trasmesso dalle radio negli ultimi cinque anni. Come ti fa sentire questo?
Ovviamente sono molto contento. Tutte le cose che mi capitano mi rendono felice, anche le più piccole. Figurati quando ti dicono che hai vinto un premio del genere! E per me è stato preziosissimo. Tutto il lavoro che ho fatto in questi anni, anche la gavetta, interviste con radio minuscole che però credono fortemente nella musica sono state il mio motore. Avere un riconoscimento proprio da loro, da radio indipendenti che m’hanno supportato in questi anni è stato ovviamente un bel ritorno. Uno scambio emotivo molto importante che porto con me con gioia.

Quanto siete cambiati musicalmente dai primi esordi della tua band, gli Almalibre, nel ’98 ad oggi?
Esattamente come cambia una persona che passa ad avere dai 20 anni a 36. È un passaggio naturale della vita di una qualunque persona. Sono passati 16 anni dal primo giorno che ho incontrato il nostro batterista e ovviamente sono cambiate tantissime cose: io sono papà di un bambino, lui si è sposato, e abbiamo una vita completamente diversa da quella che facevamo quando avevamo 18 anni. Con noi è cambiata anche la nostra musica. Nonostante tutto, però, ci appartiene sempre la stessa voglia di fare. E questo è abbastanza importante.

Quale consiglio daresti a chi come te fa della musica la sua vita, soprattutto di questi tempi dove la strada per il successo è sempre più difficile da raggiungere?
Un consiglio che do è questo. Non vivete la musica come se doveste per forza avere successo. Se la musica è una parte di voi, ricordatevi che è una parte di voi, non tutto voi. Possiamo considerarlo un nostro braccio e non possiamo dedicare tutta la tensione nella nostra vita a far diventare il nostro braccio il più bello del mondo. Dobbiamo occuparci di noi stessi al 100% come esseri umani, persone, e anche come musicisti ma in secondo piano. Inseguire per forza la notorietà, a volte, è malsano. C’è un arrivismo cronico nei ragazzi e c’era anche in me quando ero più giovane, ovvero il voler per forza diventare famoso. Quando uno fa qualsiasi altro lavoro non ha questa sorta di “malattia”. Se uno fa il panettiere nella vita non si aspetta di diventare il panettiere più bravo del mondo. È una cosa che è un po’ solo degli artisti, un po’ solo dei cantanti. Il consiglio che posso dare è: accontentatevi di quello che siete e lavorate giornalmente, come se fosse un lavoro qualunque. Inoltre, non aspettare che siano gli altri a dirci che siamo bravi, ma dobbiamo essere comunque bravi a svolgere il nostro lavoro.

Hai già in serbo qualche altro sogno nel cassetto dopo Sanremo?
In realtà stiamo già lavorando al disco successivo che uscirà nel 2015. Ci sarà un tour molto lungo e adesso voglio godermi la mia vita da papà per qualche mese e imparare a prendere le misure con questa mia nuova vita che è entrata nella mia casa. Per adesso posso lasciare anche un po’ da parte la carriera e dedicarmi alla mia famiglia, ovviamente con tutto quello che arriverà grazie al festival, al tour, al disco nuovo.

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