Home > Interviste > Zibba e Almalibre: Musica che scalda il cuore

Zibba e Almalibre: Musica che scalda il cuore

In occasione della tappa romana al Circolo degli Artisti abbiamo intervistato Zibba e Almalibre, che ci hanno parlato di amore, di musica e del loro ultimo lavoro, “Una Cura Per Il freddo”.

Come vi siete avvicinati alla musica?
Zibba: Mi sono avvicinato alla musica grazie a mio padre, che era un sassofonista e un grande appassionato di jazz e blues. La prima foto che ho di me mi ritrae a 4-5 giorni sul divano tra un sassofono e un pallone da rugby: mio padre aveva deciso che avrei fatto il musicista a quattro giorni dalla mia nascita! Voleva anche che facessi il rugbista, e almeno il fisico m’è venuto, tanto che ci ho provato un anno. Ma non faceva per me!
Daniele Franchi: Io non mi ricordo la mia vita senza musica, anche se in famiglia non ho avuto genitori, fratelli e sorelle che suonavano perciò credo che sia nata da me, da piccolissimo comunque!
Fabio Biale: Mio zio aveva un armonium da sagrestia in casa e quando avevo cinque anni appena potevo scappavo da lui a schiacciare tasti a caso. Così, quando è arrivato settembre, ho chiesto ai miei genitori di farmi studiare musica ma mi hanno detto che sia organo che pianoforte erano un po’ scomodi per me, che ero e sono piccoletto, così mi hanno messo il violino in mano e da lì in avanti non me ne sono più separato.
Andrea Balestrieri: Io ho iniziato a suonare molto tardi. Ho preso le bacchette in mano a vent’anni, però mi raccontano che quando ero molto piccolo salivo su una pedana e dirigevo le sinfonie di Rossini, quindi in realtà ho iniziato come direttore d’orchestra!

Com’è nato l’ultimo lavoro?

Zibba: È nato in quattro anni di storie vissute, amori nati, finiti, varie esperienze. Diciamo che la partecipazione del gruppo in fase di pre-produzione non è mai stata molto attiva perché d’abitudine scrivo le canzoni a casa e poi gliele faccio sentire in fase embrionale. Iniziamo a lavorarci solo quando decidiamo che alcune canzoni faranno parte di un disco. Scrivere per un cantautore è roba di tutti i giorni per cui scrivo una valanga di roba, butto via quella che non mi piace e poi decidiamo insieme quali confluiranno in un nuovo disco.

“Una Cura Per Il Freddo” è il tuo terzo album, cos’è cambiato rispetto ai precedenti lavori? Cosa è rimasto uguale?
Zibba: È rimasto uguale il modo di raccontarmi come cantautore, è cambiato l’organico perché già dal disco precedente siamo diventati 5 e quindi è cambiato molto il sound. Quando avevamo vent’anni cercavamo di fare un genere che potesse piacere a qualcuno, mentre adesso facciamo quello che ci piace e, anzi, abbiamo scoperto che così facendo piacciamo di più perché siamo più sinceri, e questa sincerità traspare e piace anche alla gente.

“Mahllamore” parla della passione quasi morbosa di un uomo per il gentil sesso, quale credete che sia lo spazio per l’amore nell’Italia del bunga bunga?
Zibba: Credo che l’amore sia una parte fondamentale della vita di ognuno e chi ne fa qualcosa di morboso e distante dalla propria natura lo patisca in realtà in sé per cui in un’Italia di bunga bunga ci sono tante persone che soffrono perché non riescono ad apprezzare cos’è il vero amore… Credo che, a livello interiore, faccia male chi non lo rispetta e non lo vuole trovare.
Fabio: In realtà il problema del bunga bunga ci riguarda molto poco perché noi cerchiamo, con la musica, di mettere delle emozioni che sono un pochino più viscerali di quelle che possono essere le cose legate all’immagine.
Zibba: A una figura della donna trattata come quella che non è… È brutto!
Fabio: Esatto! Il consumo umano come può essere il bunga bunga o il velinismo è molto distante dal nostro modo e dal modo artistico di viverlo in musica e nella vita intima, sono due sfere completamente differenti: uno è il fare musica, l’altro è andare a X-Factor, ad Amici dove ciò che conta è solo l’immagine. È lo stesso discorso che facevamo prima: una cosa è cercare di piacere, di entrare in un gioco di compra-vendita tra te e chi ti trovi di fronte… L’amore è un’altra roba, serve a migliorare il tuo mondo sentimentale.
Zibba: Ma poi è qualcosa che fa veramente parte di te stesso come la musica.
[PAGEBREAK] Secondo voi che rapporto ha l’amore con la musica?
Zibba: Charlie Parker diceva: «La musica è l’esperienza più intima che hai con te stesso». Sono molto d’accordo con questo, non perché l’ha detto lui, ma perché la musica è la prima cosa a cui pensi quando ti alzi la mattina e per quanto riguarda l’amore è la stessa cosa: sono due preoccupazioni e due gioie enormi! Per quanto mi riguarda credo che vadano quasi di pari passo e siano quasi la stessa cosa!

Tra le numerose collaborazioni artistiche che avete avuto, ce n’è una che vi è rimasta maggiormente impressa?
Zibba: Io credo che le collaborazioni più belle siano state quelle con musicisti anche di grande fama che hanno avuto l’umiltà e l’intelligenza musicale di capire a cosa stavano andando incontro, cioè a un gruppo emergente e indipendente che non ha grosse finanze ma ha piacere nell’avere un musicista ospite perché lo stima, dove non ci sono scambi di soldi, dove non ci sono stati problemi di diritti è stata sempre una grande esperienza collaborare perché abbiamo avuto la riprova che spesso i grandi musicisti sono anche grandi persone. Uno su tutti Dado Moroni, un pianista di fama internazionale, uno dei più grandi pianisti jazz al mondo, che mi ha congedato con una pacca sulle spalle e un in bocca al lupo! Da lì è nata anche un’amicizia, quindi una bellissima cosa!

Con quale artista vi piacerebbe collaborare in futuro?
Zibba: Tom Waits!
Daniele: Jimi Hendrix è morto… quindi Stevie Wonder!
Fabio: Ce ne sono tanti… Io ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto fare un disco con Michael Stipe però è una roba un po’ diversa… o Jorma Kaukonen, io voto per lui!
Andrea: Difficile. Direi Ry Cooder

Siete saliti su numerosi palchi, tra cui quello del Primo maggio a Roma, Top of the Pops, e l’Ariston per il premio Tenco: quale vi ha emozionato di più?
Zibba: Ariston Premio Tenco! È il palco più bello su cui abbiamo suonato: c’è un audio perfetto, si sente come se si avesse un paio di cuffie meravigliose nelle orecchie, c’è una platea di interessati alla musica che facciamo noi e abbiamo ricevuto ovazioni e plausi di artisti più importanti… Per cui è stato veramente importante… più del Primo maggio, davanti a 700.000 mila persone ignare di un gruppo di ventenni che non sapevano neanche cosa suonassero, cioè è diverso per me: il Tenco è stato molto importante!
Fabio: A me la tachicardia più forte è venuta in trio prima di Vinicio Capossela. L’emozione viene dal guardare in faccia le persone, alle volte ne hai 1000, altre 50, ma quando li guardi negli occhi e vedi che sono interessati a quello che stai facendo è emozionante. Nel pubblico c’è sempre il poliziotto buono e il poliziotto cattivo, quello a cui non interessa come stai suonando ma vuole solo che tu stia lì fisicamente e che tu stia suonando per lui e quello che ti guarda come per dire “Dai vediamo che sai fare!”. Il secondo tipo secondo me è il concerto più emozionante. L’apertura del concerto di Vinicio Capossela era un grande palco, suonava un grande artista dopo di noi, suonavamo che era ancora giorno e 200 persone che non erano lì per noi invece ci hanno ascoltato con interesse! Me la sono fatta addosso come il primo giorno dopo l’armonium!
[PAGEBREAK] Vi vedremo mai a Sanremo?
Zibba: Penso che andrò a Sanremo nel momento in cui ci chiameranno come è successo a Davide Van De Sfroos, cioè quando raggiungeremo una motivazione tale per cui ci diranno: «Volete venire a fare la vostra canzone a Sanremo?». Anche se non è un palco che fa per noi perché Sanremo non è una vetrina di quello che c’è di musicale in Italia, ma di chi ha i soldi per andarci, per questo non ci interessa.
Fabio: In realtà abbiamo in progetto: un pezzo rossiniano in cui l’orchestra sarà diretta dal Bale (Andrea Balestrieri, ndr)!

Il vostro tour ha toccato diverse città italiane, che rapporto avete col pubblico romano?
Zibba: Il pubblico romano lo testiamo stasera perché in realtà suoniamo a Roma per la prima volta dopo un sacco di anni. Non ci siamo più stati perché c’erano un paio di concerti del precedente tour che sono saltati all’ultimo minuto. Io sono venuto a fare un po’ di cose acustiche un paio di anni fa e mi sono trovato molto bene. Ciò che mi ha colpito di più è che nei musicisti anche famosi e qualificati c’è una grande voglia di collaborare, mentre noi siamo abituati a musicisti più freddi, come quelli milanesi. A Roma è bello perché vai in un posto in cui si fa musica e incontri qualcuno molto più famoso di te e scambi due chiacchiere. Al Contestaccio ho fatto una serata meravigliosa facendo jazz session con Zampaglione che cantava mentre io suonavo e siamo andati avanti così tutta la notte del mio compleanno, è stato bello!

Che progetti avete per il futuro?
Zibba: Stiamo già lavorando ai brani per un nuovo disco che uscirà nel 2012… Suonare tanto, proseguire sulla strada che stiamo percorrendo, che è quella giusta, le persone ci vogliono bene perché siamo sinceri, facciamo cose pulite. Continuare a vivere di musica facendo le cose che ci piacciono.
Fabio: Lavorare sul suono, cercare sempre un sound interessante.

Cosa consigliereste a un giovane che volesse iniziare una carriera musicale?

Zibba: Gli consiglierei di essere se stesso dall’inizio. Salire sul palco con una chitarra scordata e una voce che vibra dall’emozione ma raccontare quello che lui pensa di aver da dire al suo miglior amico. La musica ti dice che sul palco devi essere come al bancone di un bar, quando hai di fianco una persona gli devi raccontare qualcosa ed essere te stesso se vuoi che da quella chiacchierata nasca un buon motivo per sorridere mentre torni a piedi a casa. Per cui in un momento storico in cui a livello sociale la musica sta ritrovando un’importanza forte, consiglio ai ragazzi di fare la cosa più faticosa del mondo: non mettere maschere, raccontarsi con sincerità e vedranno che arriverà la gente pronta ad accogliere la sincerità.
Fabio: Io vorrei dare il consiglio che mi diede un mio amico: non litigare mai con la propria famiglia! Per pagare la bolletta!

Come volete terminare quest’intervista?
Fabio: Vorrei che si sapesse che odio la pasta con le melanzane! Mangio di tutto tranne che quelle!
Zibba: Con un aneddoto. Eravamo in un ristorante a Cosenza, in Calabria, quando sono arrivate delle polpette di melanzane e io volevo sapere come si chiamassero in calabrese visto che ho i parenti e la fidanzata calabrese. Passa il cameriere e gli chiedo: «Scusi come si chiamano queste polpette di melanzane?». Lui mi guarda e mi risponde: «Polpette di melanzane!».

Scroll To Top