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Zio Nick vs la Security

Nick Cave con la divisa di ordinanza (camicia bianca, abito nero) è salito sul palco del Live di Trezzo d’Adda con i Grinderman alle 21.45 del 6 ottobre.

È carico. Suona per tutto il concerto facendo gesti, indicando, facendo anche il-balletto-di-Nick (quando rotea il bacino come una vedette), bersaglia la security (secondo lui troppo nel ruolo) per tutta la sera.
Il concerto apre, come già per tutto il tour, con “Mickey Mouse And The Goodbye Man”, a conclusione della quale Cave si mette a chiacchierare con Warren Ellis e gli dice: «You’ll be a good man because they love you. You’ll smoke, take crack, stage dive, jump on stage, whatever you wanna do». E qui parte una vulcanica “Worm Tamer”.
La rabbia verso la security esplode la prima volta durante il terzo pezzo, “Get It On”. La band inizia, suona i primi giri, poi Cave si interrompe, guarda a lato palco e urla «Security fuck off!»
Dopo lo stop, con uno sguardo stortissimo da parte del front man, la canzone, rabbiosissima, riprende dall’inizio, impetuosa come una cascata.

Il set presentato al Live mercoledì si è distinto per la forza, l’energia e la ferocia sprigionati da un NIck Cave in grande spolvero. È stato uno di quei concerti, e sono molti nella carriera di Cave, in cui anche chi non lo conosce o non lo apprezza particolarmente si innamora di lui. Del suo carisma, dela sua voce, della sua comunicatività, della sua forza ipnotica. Se poi scherza con il pubblico, tanto meglio. Mercoledì lo ha fatto spesso e volentieri, soprattutto quando si è messo a raccontare la sua perplessità nell’essersi trovato a Trezzo sull’Adda.
«Ci han detto che avremmo suonato a Milano – ha raccontato ad apertura del set dei bis – Ma invece siamo in un paese e il nostro albergo ha stanze molto piccole».

La lotta con la security continua per tutta la prima parte dell’esibizione, poi qualcuno forse la capisce e la situazione si normalizza. Durante “Heathen Child”, tra un ballo e l’altro, mentre canta a bordo palco, indicando qualcosa disperso in un angolo, Cave intima «fuck off» alla security, per poi cantare «You think SECURITY will protect you. YOU ARE WRONG!» (il testo originale prevede la parola Government). Il pezzo si conclude con Cave che lancia baci e urla «Gimme the money!!» nel tripudio generale.

Il locale è pieno all’inverosimile e fa molto caldo.
I tre pezzi a seguire, “Palaces Of Montezuma”, “Evil” e “When My Baby Comes”, sono annunciati da Cave che, sull’ultimo dei tre, arrangiato in modo molto differente, estremamente tondo e profondo, tutto retto da basso e violino, fa cantare il ritornello finale a un ragazzo del pubblico. Fortunello!

“What I Know” viene eseguita in forma acustica con Cave, finalmente rimasto senza giacca, alla chitarra. L’atmosfera cambia immediatamente con una torrida versione di “Honey Bee”, dal primo album, seguita da “Kitchenette”, con Cave a gettare il microfono a terra prima del solo finale. Lo sfondo mostra i visi stilizzati dei quattro musicisti (con Cave e Ellis, Martyn Casey e Jim Sclavunos) in un non plus ultra del tamarro. Complimenti a zio Nick.

Il crescendo del finale diventa un botto con “No Pussy Blues” e con una magistrale interpretazione di “Bellringer Blues”, partito quasi fosse “Iron Man” dei Black Sabbath, tutto tastiere maestose e saltellii di Cave.
Il pubblico è in delirio e i Grinderman abbandonano il palco.
Per i bis, inaugurati dalla richiesta di Cave di «put your hands down and drift away», “Go Tell The Women”, che presenta qualche imprecisione (i Grinderman sono umani!), una “Love Bomb” struggentissima e infine una autocelebrativa, martellante, apocalittica “Grinderman”, una vera festa della maracas (solo Cave non ne aveva una in mano).
Urla belluine, salti, un rito catartico concluso con «Good night, see you sometimes», e il ritorno nell’albergo dalle stanze piccole.

Mickey Mouse And The Goodbye Man
Worm Tamer
Get It On
Heathen Child
Palaces Of Montezuma
Evil
When My Baby Comes
What I Know
Honey Bee
Kitchenette
No Pussy Blues
Bellringer Blues

Go Tell the Women
Love Bomb
Grinderman

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