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Zittisce la pirateria

La storia dei video, e non solo, che circolano in rete infrangendo le leggi sul diritto d’autore e facendo inferocire i soliti noti è lunga tanto quando il successo di YouTube. Di soluzioni ne sono state abbozzate molte, da entrambe le parti: dalla manuale rimozione dei contenuti illeciti, fisicamente possibile solo se tutto il popolo cinese fosse impiegato a tale scopo, fino allo sfruttamento pubblicitario indirizzato ad appianare le perdite economiche dovute alla diffusione pirata. A questo fine, numerose compagnie hanno sviluppato software in grado di riconoscere i video incriminati caricati dagli utenti e arricchirli di pubblicità.

Come osservato qualche tempo fa, però, quest’ultima soluzione è stata ritenuta dal gruppo Warner non abbastanza remunerativa, tanto da portare la major di Madonna e Red Hot Chili Peppers a rimuovere gradualmente i propri contenuti. La trattativa è proseguita, senza per il momento alcun annuncio. Almeno da canali ufficiali. Non possiamo dire se ci sia un legame tra le due cose, ma da qualche giorno possiamo osservare un nuovo comportamento nei confronti degli upload ritenuti illegittimi.

Secondo quanto dichiarato sul blog ufficiale, e osservabile sul sito stesso, il silenzio sarebbe una nuova opzione a disposizione degli utenti, alternativamente alla rimozione completa del video, o la sostituzione dell’audio con un motivo libero da copyright, gentilmente offerto da YouTube stesso. Nonostante il blog sponsorizzi questa nuova opzione, evidenziata dalla notifica “Questo video contiene una traccia audio il cui utilizzo non è stato autorizzato da tutti i detentori del copyright. L’audio è stato disattivato.”, si tratta di una scelta piuttosto impopolare e ben poco differente dalla censura totale dell’upload. Non fosse, forse, per gli appassionati di Charlie Chaplin.

Gli utenti, infatti, reclamano il fair use, rivendicando l’assenza di lucro e la necessità di sottofondi musicali per i filmini delle proprie vacanze da condividere col mondo. Dall’altro lato, i grandi capitali sembrano poter tenere sotto scacco la costola di Google. Fino ad ora la milionaria acquisizione di YouTube da parte di Big G sembra aver portato tanti utenti quante grane e un ritorno economico piuttosto discutibile. Le inevitabili conseguenze dell’imperialismo…

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