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  • Zola Jesus: Okovi

    Sacred Bones / none

    Data di uscita: 08-09-2017

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C’è del buono nell’ultimo album di Zola Jesus, Okovi, pubblicato l’8 settembre per la Sacred Bones. C’è una certa distanza dall’ultimo, deludente, Taiga, le cui ambizioni elettro pop avevano inquinato la scrittura dell’artista, proponendo al pubblico una versione light e artificiosa di quella a cui si era abituato con i precedenti lavori.
C’è una produzione di spessore che riporta le sonorità orchestrali (la bjork-iana “Witness) e quelle elettroniche, tra beat minimali (“Exhumed”) ed industrial (“Soak”), a un certo livello di spessore. C’è anche la lirica profonda e potente di Zola Jesus, pura quando è al servizio della melodia (“Ash to bone”), vincente quando lo è per il raggiungimento di una hit (“Veka”). Però, come avrete già immaginato dal non entusiasmante inizio, non tutto funziona alla perfezione in Okovi. D’altra parte c’è quella dance pop poco ispirata (“Wiseblood”) e, nel complesso, un senso di occasione mancata che traspare alla fine di ogni ascolto.

Manca l’equilibrio tra gli elementi dark, lirici ed elettronici con quelli più pop e questo determina un costante accigliarsi tra pensieri contrastanti: “che gran trovata melodica”, “Dio questa è da centro commerciale”. Per capirsi. I tempi per la maturità artistica ci sono, ed Okovi è, certamente, un passo in avanti rispetto al recente passato, ma non è lui il disco che ricorderemo con maggior piacere di Zola Jesus.

 

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