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Zootropolis, incontro con il produttore Clark Spencer

Non è raro che ci siano animali parlanti in un film della Disney, ma sembra che quello che vedremo in “Zootropolis” (in originale “Zootopia”), commedia d’animazione diretta da Byron Howard (“Rapunzel – L’Intreccio della Torre”, “Bolt”) e Rich Moore (“Ralph Spaccatutto”, “I Simpson – Il Film”), sarà qualcosa di mai visto prima («like nothing you’ve seen be-fur», per citare il gioco di parole della tag line internazionale).

Ce lo ha assicurato il produttore Clark Spencer (“Bolt”, “Ralph Spaccatutto”) in persona, veterano dei Walt Disney Animation Studios da oltre 20 anni, arrivato a Milano per presentare quello che sarà il 55esimo classico Disney.

Spencer ha mostrato in esclusiva alcune immagini del film, illustrando il making of e puntando l’attenzione sulla tecnologia utilizzata e sulla meticolosa ricerca, cose che hanno permesso di dare vita, in ogni sui piccolo particolare, a questa città utopica popolata esclusivamente da mammiferi di ogni dimensione.

«Dieci anni fa, con l’arrivo di John Lasseter, tutto è cambiato: stiamo assistendo alla rinascita dell’animazione Disney» ha detto Spencer. «Non potrei essere più fiero di “Zootropolis”».

Il rapporto tra Zootropolis e la tradizione Disney degli animali parlanti

Al di là della lunga tradizione Disney nell’uso degli animali antropomorfizzati, “Zootropolis” riporta sicuramente alla mente “Robin Hood” del 1973, l’unico classico ambientato in un mondo senza esseri umani.

«“Robin Hood”, uno dei film preferiti di di Byron Howard, raccontava una storia non originale, adattata al mondo animale» ha detto Spencer. «Vogliamo certamente ricollegarci a questo grande retaggio, ma creare un film moderno e mai visto fino ad ora. Questo è stato possibile grazie alla tecnologia di cui disponiamo oggi».

Ricerca e tecnologia in Zootropolis

Nulla sembra lasciato al caso nel film di Howard e Moore: sono state effettuate ricerche in Africa e gli animali sono stati studiati per 18 mesi nel loro ambiente naturale. A questa osservazione, sono seguiti accurati studi della pelliccia di ogni singola specie di mammiferi presenti in “Zootropolis”, degli ambienti e della vegetazione.

«Dieci o quindici anni fa non ce l’avremmo fatta» ha detto il produttore. «Abbiamo creato una serie di avanzatissimi software di simulazione e animazione per il film, specifici per poterli applicare a cinquanta campioni di pelo e studiarne il colore, la lunghezza, il modo in cui luce e vento li colpiscono. Inoltre, abbiamo creato software per gli ambienti, alcuni solo per dare la sensazione del calore o della presenza dell’umidità».

Diversi animali, infatti, significa anche diversi ambienti climatici: la città di Zootropolis è immaginata così come una sorta di megalopoli formata da quattro quartieri diversi per clima e vegetazione, tra cui l’elegante Sahara Square e la gelida Tundratown, separati tra loro da una storta di gigantesco condizionatore, o il distretto di Burrows in cui vivono i conigli, da cui proviene la protagonista del film, Judy Hobbs.

Come ha spiegato Spencer, il fatto che a Zootropolis debbano convivere animali di dimensioni molto diverse ha reso necessaria la creazione degli ambienti ed degli animali in scala. Includere animali di diverse altezze nella stessa inquadratura non è stato facile. «Abbiamo causato non pochi problemi al direttore della fotografia» ha ammesso, «ma alla fine si è deciso di lasciare la macchina da presa nella stessa posizione e, per esempio nella scena dell’arrivo del treno, rendere la scala attraverso la discesa dei passeggeri».

Un’utopia in cui i mammiferi convivono pacificamente

Ma perché a Zootropolis vivono solo mammiferi? «Quando abbiamo iniziato a lavorare al film, ci siamo chiesti quali animali potessero vivere in questa città, ma è stata la storia stessa a decidere quali includere. Abbiamo scelto due gruppi di mammiferi: predatori e prede, che hanno risolto il problema alimentare nutrendosi di proteine ricavate da insetti e pesci» ha spiegato il produttore.

Una dualità che ritroviamo anche nei protagonisti del film, nemici naturali che uniranno le forze per venire a capo di una misteriosa indagine: Judy Hobbs, giovane coniglia volitiva e primo animale di piccole dimensioni che sia mai riuscito ad entrare nelle forze di polizia, convinta che tutti possano fare qualsiasi cosa, e Nick Wilde, volpe che vive di truffe, fermamente convinto che non possiamo far altro che essere quello che siamo.

Elementi della commedia e del mystery

In “Zootropolis”, stando a quello che ci è stato detto e mostrato, la componente comica sembra essere uno dei punti di forza. «La grande opportunità si è presentata quando abbiamo avuto l’idea prendere gli stereotipi legati od ogni specie animale e rovesciarli» ha detto Spencer.

Ma il film non sarà solo questo, «ci sarà un grande mistero che Judy e Nick dovranno risolvere», dovendosela vedere con un perfido cattivo.

Zootropolis” potrebbe così rivelarsi un film sulla consapevolezza e la realizzazione di sé, un cammino di formazione mascherato da commedia, con una forte componente di mystery. Non sappiamo se potrà essere considerato una sorta di buddy cop animato, ma sarebbe certamente una via interessante da percorrere.

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