Home > Recensioni > Zootropolis

Per il suo 55esimo Classico la Disney torna simbolicamente alle proprie fondazioni riesumando l’idea degli animali antropomorfi (come Topolino e Paperino); un’idea che nei lungometraggi cinematografici è stata sfruttata raramente, l’ultima volta nel 2005 con “Chicken Little”.

Con “Zootropolis” ci immergiamo in un mondo di animali civilizzati ma coscienti di essersi evoluti dallo stato ferino in un passato lontano. In virtù di questa consapevolezza è ancora attuale il tema delle differenze fra prede e predatori, che si cerca di superare nella capitale Zootropolis (non a caso, nella versione americana, questa “utopia” è chiamata Zootopia). E la nostra protagonista, la coniglietta Judy Hopps, sbarca nella grande città proprio per sfidare il pregiudizio: diventare la prima preda poliziotto, ambiente dominato da predatori.

Non smetteremo mai di rimpiangere l’abbandono della tecnica di animazione tradizionale da parte degli studi Disney, ma bisogna ammettere che sono fra gli studi d’animazione che più di tutti hanno fatto di necessità virtù, portando l’animazione in computer graphics a livelli artistici sempre più degnamente eredi dei Maestri della matita. L’espressività e i movimenti degli animali di “Zootropolis” sono strabilianti e agilmente al servizio delle brillanti interpretazioni, nella versione originale, dei protagonisti Ginnifer Goodwin e Jason Bateman.

La storia è, al solito, quasi un pretesto, virato al genere poliziesco tanto perché in un genere doveva pur ricadere. Situazioni e personaggi incarnano gli stereotipi della vita moderna per far detonare una serie di martellanti metafore dell’attualità. Col risorgere del conflitto preda-predatore gli autori Byron Howard, Rich Moore e Jared Bush hanno voluto affrontare argomenti reali come il bullismo e la discriminazione razziale. Ma se l’originalità si sottomette al moralismo degli stereotipi, i dialoghi e le interpretazioni non mancano dell’umorismo sempre nuovo e vivo che in Disney mutuano dalla grande commedia e comicità americane.

Non ci stupiremmo se da questo film nascesse una serie TV. Una di quelle da Netflix, però, non da Disney Channel. La materia prima, questo mondo ampio, variegato e narrativamente solido, si presta a un’infinità di storie molto più interessanti del pretesto di questo film.

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Contro

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