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40 anni di Sandinista!, la colossale eredità dei Clash

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RING RINGit’s 7:00 am…così inizia Sandinista! il capolavoro dei The Clash, pubblicato 40 anni fa, il 12 dicembre 1980.

Londra chiama, New York risponde

Erano passati solo tre anni dal turbolento esordio della band londinese formata da Joe Strummer, Mick Jones, Paul Simonon e Topper Headon che nel 1977 aveva aperto la strada ad un nuovo genere musicale che divenne poi un movimento sociale e culturale, il punk. Il nichilismo esistenziale dei Sex Pistols non aveva retto più di un anno e dalle loro ceneri erano già nati i Public Image Ltd. Mentre i Clash non solo erano sopravvissuti al loro esordio, ma si erano superati pubblicando prima Give ‘Em Enough Rope e poi London Calling che li aveva portati in vetta alle classifiche americane. Un traguardo non scontato per una band che si professava anti establishment, antiamericana e contro le logiche di mercato. Gli Stati Uniti d’America erano, d’altronde, territorio per band come The Who, Rolling Stones o gli Abba, non per quattro punk squattrinati e cannaroli come Strummer e soci. Eppure London Calling con il suo linguaggio universale era riuscito ad imporsi su un mercato difficile, catapultando il quartetto in una realtà del tutto nuova che avrebbe segnato l’inizio di un nuovo capitolo nella loro storia e, inevitabilmente, quello della fine. Anche se a loro insaputa. 

 

 
Nel 1980 i Clash non condividevano più lo studio nella periferia est di Londra con squatters e tossici, ma erano approdati a New York, nel centro del mondo, ai prestigiosi Power Station. Si suddividevano gli orari della sala con Diana Ross e Nile Rodgers degli Chic. All’epoca, la Grande Mela era scossa da un terremoto artistico al cui epicentro vi era un genere completamente nuovo, il rap. Funk e dance music erano ovunque in ogni angolo della città. La pesante eredità della guerra in Vietnam gravava ancora sulle spalle dei cittadini. È in questa conflittuale e al contempo multiculturale atmosfera che Mick Jones e Strummer si immersero, cercando di impregnarsi quanto più possibile di storie, racconti, impressioni. Passavano le serate nei bar a sbronzarsi di Red Stripes fumando spinelle e parlando con chiunque avesse qualcosa da dirgli. Ogni fonte di ispirazione era fondamentale per il duo che sembrava essere entrato in una fase di “blocco dello scrittore”. Blocco che si sciolse in una vera e propria esondazione di parole e note.

Il megafono politico di una generazione

Le registrazioni iniziarono a ritmi serratissimi, in pieno stile Clash. I quattro si circondarono di musicisti di ogni tipo ed ognuno di loro portò un contributo importante nella realizzazione di Sandinista!. Uno in particolare vale la pena citare, Mickey Dread, radiofonico, cantante e produttore giamaicano che affinò nell’album la passione per la musica reggae e dub già forte dagli esordi della band.
Il risultato artistico di questo bagno culturale newyorkese fu che molte delle tematiche inserite in Sandinista! e molte delle influenze musicali trassero le loro origini direttamente dalle strade della città. Il brano di apertura, The Magnificent Seven, ad esempio, può essere considerato come il primo brano rap cantato da un gruppo di bianchi. La canzone racconta la vita oppressa dagli obblighi di una società capitalista in cui tutto si svolge a ritmi frenetici per acquistare l’ultima novità sul mercato. Una canzone che non sarebbe mai nata da una permanenza londinese. 


I Clash erano una band militante e quasi tutto quello che pubblicavano si faceva carico di un messaggio ben preciso. Il nome del disco, tanto per cominciare, era un omaggio al gruppo di resistenza armata in Nicaragua che aveva destituito il presidente Anastasio Debayle. La scelta del nome, estremamente politica, fu determinata anche in risposta ad una direttiva di Margaret Tatcher volta proprio a proibire l’uso della parola sandinista in Inghilterra. 
Sandinista! è un manifesto politico contro la guerra (The Call Up), è una realizzazione del sogno cosmopolita dei Clash in cui le influenze giamaicane trovano spazio come mai prima d’ora avevano fatto in una band europea (The Crooked Beat, One More Time, One More Dub). Ma alle influenze giamaicane si accompagnano senza paura di creare tensioni di alcun tipo brani rockabilly anni ‘50 (Look Here), esperimenti dance (Ivan Meets G.I. Joe), dominazioni di puro nonsense (Career Opportunities cantata dai giovani figli del turnista Mike Gallagher), cover in stile punk (Police on My Back). Con una forza maggiore che in London Calling, i Clash stavano dimostrando al mondo quanto la loro portata creativa non avesse limiti, spaziando da generi opposti, contribuendo ognuno dei quattro membri in eguale misura con le proprie influenze. Anche se, a detta di molti, il vero collante era quel talento incredibile di Topper, sempre troppo in secondo piano quando si parla dei Clash. 
Sandinista! fu un disco di dimensioni colossali non solo per la sua portata politica ed artistica, ma proprio perché lungo come mai più sarebbe successo nella carriera della band. Si compone di 36 canzoni per una durata complessiva di due ore e ventiquattro minuti. Ovviamente non fu una facile pubblicazione. La CBS, allora etichetta discografica del gruppo, voleva ridurre il numero delle canzoni. I Clash di tutta risposta si impuntarono nel voler pubblicare un triplo LP al prezzo di un singolo, così da permettere a tutti i loro fan di acquistare una copia ad un prezzo accessibile. Una scelta disastrosa a livello economico che fece perdere alla band l’equivalente in sterline di tutti gli introiti proveniente dalla Gran Bretagna. Ma Strummer e co non erano la solita band attaccata al denaro, anzi.  

L’eredita dei Clash

Con il passare degli anni, quello che è rimasto del punk è stato spesso mischiato in una cosa sola, Clash, Buzzcocks, Sex Pistols. Eppure l’influenza che Joe Strummer, Mick Jones, Paul SimononTopper Headon ebbero sulla musica contemporanea inglese (e non) ricopre uno spettro ben più vasto di quanto si possa pensare. È anche grazie al loro contributo che una buona dose di musica giamaicana è diventata parte integrante della musica inglese negli anni ‘80 e ‘90. Per non parlare dell’enorme supporto ad artisti come Grandmaster Flash che fecero da apertura per i loro storici concerti al Bond di New York. Tutto ciò non sarebbe successo senza il coraggio e la genialità di un album come Sandinista!. Un album che forse non eguaglia il suo predecessore, London Calling, sicuramente più conciso e diretto. Un album che non ha avuto lo stesso successo di quello successivo, Combat Rock, che ha realmente consacrato i Clash come una delle band più importanti di quegli anni. Eppure Sandinista! rimane il disco più significativo dei Clash, il loro picco di creatività. L’unica band che conti qualcosa.  

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