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“Amiamoci e sosteniamoci a vicenda”, Noemi presenta “Glicine” alla stampa | INTERVISTA

  

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Oggi, il 3 marzo, abbiamo avuto modo di partecipare alla video-conferenza stampa di Noemi, in gara con il brano sanremese Glicine.

Il brano anticipa l’album Metamorfosi in uscita questo venerdì, 5 marzo per Sony Music. In apertura della conferenza Noemi racconta il disco, prodotto da Andrea Rigonat ed i Muut, frutto di un desiderio di cambiamento, di un’evoluzione e di una voglia di raccontarsi sotto una luce diversa. Metamorfosi è un album autobiografico che vanta di collaborazioni come Dardust, Franco 126 o Neffa.

Raccontaci Glicine, la tua canzone in gara, una canzone affascinante ed elegante in pieno stile Sanremo.

Noemi: È una canzone con due anime, classica e moderna, anello di congiunzione tra il gusto per la melodia e il testo ma in contatto con quello che stiamo vivendo. Il glicine è una pianta della fioritura delicata ma anche in grado di piegare nel tempo il ferro e delle radici robuste, un simbolo della forza di rinnovarsi nel momento fragile che una donna può trovare in sé.

Parlaci della sorpresa di spostare la tua esibizione per il giorno prima, ti ha creato dei problemi? 

N: Non me l’aspettavo, all’inizio pensavo che scherzassero. Ma non è stato un problema, unico neo della situazione: mi dispiace per Irama, ho cercato a sostenerlo quanto potevo, sono completamente a favore dell’idea di permettergli la partecipazione tramite la registrazione delle prove generali. Sono molto dispiaciuta perché so cosa vuol dire avere un progetto, lavorarci da un anno e poi doversi misurare con delle cose che non dipendono da noi…

Una Metamorfosi di solito parte da un evento scatenante, di cosa si è trattato nel tuo caso?

N: Sono stata sempre molto equilibrata, ma a un certo punto non mi sentivo a fuoco come persona. Ho perso un po’ di passione, anche per me stessa ma la musica è sempre stata un’ancora di salvezza. Dovevo lavorare su me stessa e ripulire la testa trovando dei nuovi obbiettivi. Sono uscita dal guscio, cercando nuovi autori anche per trovare una formula nuova per ri-appassionarmi. Ho aperto questa porta segreta dentro di me e dentro c’era un giardino pieno di fiori e colori.

Cambiamento oggi è una parolona che impatta sulla vita di tutti… Come ti sei trovata in questa situazione? Mentre tutto il mondo cambiava con la pandemia tu eri anche immersa nella tua bolla del cambiamento?

N: Questo periodo storico ha il suo peso per tutti. È stato un periodo in cui siamo stati obbligati a stare a casa, e questo mi ha permesso di riflettere. Di carattere sono un po’ sbrigativa e la situazione mi ha imposto la necessità di guardarmi allo specchio, autoanalizzarmi e ritrovare la mia identità come persona e la mia identità musicale.

Sono stati fatti tanti commenti sulla tua metamorfosi fisica…

N: Mi rendo conto che l’aspetto fisico è più evidente, ma vai bene solo se vai bene a te, possiamo sentirci leggeri in un corpo più burroso e più forti in un corpo più esile. Complimento che mi piace di più è quello di avere la luce negli occhi perché dice molto sulla consapevolezza, presenza di spirito. Dietro il cambiamento fisico c’è sempre di più.

Come ti sei rimessa in forma? Non è solo questione estetica, quando ci sentiamo meglio fisicamente viene fuori anche la creatività.

N: È come un mantra: parte tutto dalla testa. In un momento di stallo mi sono rivolta a dei professionisti come la nutrizionista Monica Germani con cui ho fatto un intero percorso psicologico. Mi sono anche appassionata al TacFit e ho lavorato con personal trainer come Carlo Di Stefano. TacFit è un protocollo di esercizi funzionali ad alta intensità.
Rivolgetevi ai professionisti, è davvero importante non fare tutto da soli, non siamo isole. Per appassionarci a noi stessi dobbiamo prima avere la mente sgombra.

Tra tutte le domande e i commenti sulla tua metamorfosi fisica emerge il dibattito più generale, quello sul corpo della donna… Che ne pensi?

N: Da questo dibattito non se ne può uscire anche perché per fortuna viviamo in un Paese democratico ed è giusto che ognuno possa esprimere la propria opinione.
Il messaggio che vorrei lanciare io: il corpo è solo lo specchio di quello che c’è nella nostra testa. Dobbiamo amarci e dobbiamo fare gruppo, sostenerci a vicenda.

Hai fatto anche un lavoro su te stessa dal punto di vista musicale…

N: Si, vocalmente ho fatto un lavoro su me stessa. Ho sempre visto il cantare in una maniera molto emotiva, romantica, un po’ Sturm und Drang… Volevo mettermi in discussione ancora di più, riflettere sulle nuove sonorità come per esempio il falsetto che sentite all’inizio di Glicine. Ho scoperto che è bello trovare delle sfumature nuove.

Come ti senti adesso? Pensi di aver raggiunto la felicità interiore? 

N: Felicità è sempre in divenire, under construction. Sono contenta della mentalità dinamica che sono riuscita a raggiungere, penso che sia giusto finire con le forma mentis distruttive e fare delle scelte ed essere in movimento con la testa.

Nella serata delle cover di giovedì 4 marzo duetterai con Neffa, raccontaci qualcosa sulla tua scelta.

N: Insieme a Neffa canteremo il suo pezzo Prima di andare via. È un pezzo con delle atmosfere soul, r’n’b e funky, perfetto esempio dello stile di Giovanni (Neffa) che riesce a unire il gusto italiano con le sonorità internazionali. Al primo ascolto sembra leggero ma ha un testo intenso, con dei temi importanti come la redenzione. Mi rivedo in questa sua caratteristica di essere leggero e intenso allo stesso tempo, abbiamo anche fatto un lavoro simile su noi stessi. Vogliamo parlare dei sogni a cui non si può rinunciare e che il pubblico si diverta con noi e che stacchi un po’ da quel periodo pesante che stiamo affrontando.

Come è stato esibirsi ieri all’Ariston con la platea vuota? 

N: La platea vuota è stata una botta ma in questo caso era una cosa giusta da fare.  Il festival deve essere un esempio di condotta che dobbiamo seguire ma senza rinunciare al sogno. Anche questa volta possiamo portare il divertimento e il sogno di Sanremo nelle case degli italiani e sono felice di farne parte un’altra volta.

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