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  • Aquile Randagie

    Diretto da Gianni Aureli

    Data di uscita: 30-09-2019

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È stata presentata a luglio al Giffoni Film Festival l’opera prima di Gianni AureliAquile Randagie”, la storia di un gruppo di giovani scout che durante la Seconda Guerra Mondiale scelse di continuare la propria missione, ribellandosi al regime.

Alcune tra le leggi varate ai tempi prevedevano, infatti, che ogni movimento giovanile apponesse la sigla O.N.B. (Opera Nazionale Balilla) sulla propria insegna, cosa che comportò, in ogni caso, lo scioglimento di tutte le associazioni non integrabili alla dittatura. Quello che invece accadde fu che, sottotraccia, alcuni proseguirono le loro attività, forti del loro credo, della forza del gruppo e dell’impeto dei vent’anni.

Ed è esattamente di questo che vuole parlare Gianni Aureli con la vicenda delle Aquile Randagie (sceneggiata da Gaia Moretti e Massimo Bertocci). La descrizione dei fatti storici procede su più filoni, intrecciando gli eventi che riguardano il fondatore Giulio Cesare Uccellini, detto Kelly (Teo Guarini), con il resto dei principali componenti tra cui don Andrea Ghetti, soprannominato Baden (Romeo Tofani), Gaetano Fracassi (Marco Pratesi) e, soprattutto, don Giovanni Barbareschi (Alessandro Intini).

Il ritmo del racconto incalza via via che il cerchio si stringe, che le scelte si fanno sempre più radicali ed è necessario iniziare a decidere con più accuratezza da che parte stare, fino a che punto spingersi e, più di ogni altra cosa, se questo punto può essere spostato ancora più in là, un passo in più verso la vita di qualcun altro e, forse, un po’ più lontano dalla salvezza della propria, di vita.

Perché è proprio questo il genere di passi che compiono questi ragazzi, già così uomini fin dal sorgere delle prime intuizioni ideologiche, un cammino incredibile di cui conoscono la spinta e la tensione, ma non l’arrivo. Come le stradine di montagna che percorreranno infinite volte, sapendo che il motivo per il quale fare una cosa tanto folle possa essere solamente qualcuno, non qualcosa e basta. Come fa la giovane Elena (Anna Malvaso), personaggio simbolo non realmente esistito, che dà voce alle migliaia di donne sacrificate durante le due Grandi Guerre, che in un momento di sconforto viene rassicurata da don Giovanni Barbareschi che le ricorda che alla fine sa esattamente perché faccia tutto questo. Le Aquile Randagie arriveranno a salvare più di duemila persone (tra cui compare anche il nome di Indro Montanelli) conducendole fino al valico al confine con la Svizzera.

In parte si dice che siano le situazioni estreme a restituire all’uomo la sua più profonda verità, ma certe cose non è proprio possibile progettarle da soli. La storia si cambia al passo di singole scelte individuali, ma è insieme che si portano avanti, con l’amore di chi resiste fronteggiando la stessa guerra per difendere la preziosità di ogni singola piccola vita.

Dunque per Gianni Aureli il senso oggi di conoscere la storia delle Aquile Randagie è quello di rendere immortale un racconto di quasi ottant’anni fa, ma che in modo naturalmente attuale dice quel che in fondo sappiamo tutti: non c’è niente che possa ostacolare la forza delle idee, anche quando non si hanno più vent’anni.

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