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Blonde Brothers: “La musica ci aiuta a tirare fuori le sofferenze e a metabolizzare i momenti di felicità”

I Blonde Brothers sono tornati… In tutti i sensi. Dopo il tour negli USA (intrapreso nel 2017) sono rientrati in Italia con un bagaglio pieno di emozioni, esperienze e, soprattutto, di canzoni. Non a caso, infatti, alcuni video sono stati girati proprio in luoghi simbolo degli Stati Uniti (come ad esempio quello del brano “California (Mi Manchi Tu)”.  Sembra che il legame con gli USA sia scritto nel destino dei due fratelli: quando erano solo due ragazzini, proprio lì lavorava il padre che, tornato in Italia, regalò loro alcuni album di esponenti di rilievo della musica americana (primo tra tutti Bruce Springsteen)… Sarà proprio questo episodio ad influenzare poi tutta la loro musica. Da quel momento Luca e Francesco Baù ne hanno fatta di strada: quattro album, un’esperienza televisiva (nel 2017, nel programma in onda su Canale 5 “The Winner Is”), svariati live (sia in Italia che all’estero), numerose partecipazioni a Festival importanti (come quello di Castrocaro nel 2016, oppure quello delle Arti nello stesso anno con annessa vittoria nella categoria Gruppi Pop Rock).

Il 19 ottobre è uscito “Hey Hey Hey”, il loro nuovo lavoro a metà strada tra il country pop e l’electro country. Di questo e di molto altro ci hanno parlato in questa piacevole intervista.

È appena uscito il vostro nuovo album, “Hey Hey Hey”, che voi avete definito un viaggio attraverso i valori in cui credete. Per voi, quindi, la musica è un modo per mettere a nudo una parte di sé?

Sì. Noi crediamo in alcuni valori come la libertà, la libertà di espressione e ad altri che abbiamo descritto nelle canzoni. Attraverso la musica cerchiamo di trasferirli agli altri.

C’è un vostro singolo che mi ha colpito più di tutti. Si intitola “Maggie”. È la storia di una giovane ragazza che vive schiava dei suoi protettori e che poi alla fine viene tratta in salvo dall’uomo di cui si è innamorata. Emblematico l’ultimo verso: “Il passato muore dove nasce un vero amore”. Volete dirci, quindi, che l’amore può salvarci, oppure, più in generale, che ci si può sempre riscattare?

Entrambe le cose. L’amore può salvare, come succede alla protagonista, che viene salvata e dimentica il suo passato ed inizia a vivere proprio da quel momento, ma vogliamo anche far trasparire che nella vita c’è sempre una seconda possibilità.

Facciamo un passo indietro. Come e quando è nata la vostra passione per la musica?

È iniziata sul divano di casa. Strimpellavamo le prime canzoni e venivano fuori le prime melodie. Ad un certo punto abbiamo deciso di raccogliere i primi brani in un album e così via fino ad arrivare a questo, che è il quarto della nostra carriera.

Nel 2017 avete partecipato al programma televisivo (su Canale 5) “The Winner Is”, classificandovi secondi. Come avete vissuto questa esperienza in tv? Vi aspettavate di conquistare il podio?

Diciamo che non ci aspettavamo proprio niente. Siamo arrivati lì del tutto disillusi. Ma è proprio quando sei disilluso e non ti aspetti niente che riesci a fare tutto con calma. Alla fine ci siamo stupiti di aver conquistato il secondo posto e di aver avuto la possibilità di essere intervistati su Radio 105 e su altre radio. È stato fantastico, ci ha visti l’Italia intera.

Nello stesso anno siete partiti per un tour negli USA. Qual è stato il riscontro del pubblico? Avete trovato differenze nel modo di accogliere e di concepire la musica lì rispetto all’Italia?

Lì siamo stati accolti benissimo. Il nostro genere è molto vicino a quello americano con le doppie voci, è vicino al mondo del country. Abbiamo notato una grande apertura nei confronti del diverso. In ogni caso anche in Italia ci sentiamo sempre molto apprezzati dal pubblico. Poi cantavamo anche canzoni in italiano, che non dispiacevano affatto al pubblico americano.

Considerando che i vostri testi sono sia in italiano che in inglese, avete mai pensato di tentare di intraprendere un percorso artistico lì, oppure comunque all’estero?

Questo viaggio speriamo possa fungere da apripista per avere nuove occasioni per tornare sia in America, che in Australia, dove siamo già stati qualche anno fa.

Torniamo all’album. C’è un’altra traccia, “Silence”, che parla di quanto oggi sia difficile comunicare. Siamo tutti troppo distratti dal caos della frenesia quotidiana. Volete dirci quindi che a volte il silenzio può essere una sorta di cura?

Sì. Bisognerebbe innanzitutto imparare ad ascoltare gli altri. Anche tra di noi ad esempio, tra fratelli, dobbiamo imparare ad ascoltare cosa ha da dire l’altro e a tirar fuori il meglio dell’altro. Poi il silenzio può essere una terapia. Nel silenzio riesci anche ad ascoltare te stesso e a comprendere meglio il tuo percorso di vita.

Un altro brano, “Feeling Blue” ci dice, invece, che a volte la vita può essere davvero difficile. Tutti, prima o poi, ci troviamo ad affrontare momenti bui. Nei vostri periodi neri la musica quanto vi è di aiuto? La musica è uno dei “luoghi” in cui vi rifugiate?

Ogni volta che abbiamo qualche piccolo problema ci rifugiamo nella musica. Ci aiuta a tirare fuori le sofferenze, ma anche a capire meglio i momenti di gioia intensa, a metabolizzare i momenti di felicità.

Quali sono le vostre influenze musicali?

Quando eravamo piccoli nostro padre lavorava negli Stati Uniti e quindi ci portò a casa gli album di grandi artisti americani come Bruce Springsteen, Simon & Garfunkel e alcuni gruppi come i Creedence Clearwater Revival. Questi, senza saperlo, ci hanno influenzato. Suonando anche con le chitarre è poi molto facile avvicinarsi al loro genere. Il nostro obiettivo sarebbe portare qui un country pop, un elettro country con le sonorità americane, ma in italiano.

Cosa potete dirci riguardo i vostri progetti futuri? Ci sarà un tour?

Ci sarà di sicuro un tour, che stiamo già pianificando. Ci saranno date anche estive. Saranno comunicate a breve sul nostro sito web.

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