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Boomdabash: la nostra genuinità ci ha permesso di arrivare al pubblico di Sanremo | INTERVISTA

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Arrivare sul palco di grande della musica italiana è stato un grosso traguardo“. Esordisce così Biggie Bash, cantante dei Boomdabah durante la conferenza stampa tenutasi questa mattina presso la sala stampa Lucio Dalla. Volevano portare una ventata di freschezza all’Ariston e a quanto pare ci sono riusciti benissimo. Ieri sera, sono scesi dal palco e hanno fatto ballare la platea. “La nostra genuinità è stata fondamentale per la riuscita del pezzo“, continua. 

 

Che cosa ne pensano i vostri colleghi conterranei come i Sud Sound System, Albano? La Puglia che riscopre una nuova Puglia?

La partecipazione a Sanremo è stata vista come una sorta di bandiera. Non c’è stato alcuno spirito di competizione malsana. Volevamo portare casa nostra sul palco della musica italiana.

Tre parole che rappresentano i Boomdabash…

Coraggio, perché siamo nati in un contesto sociale non facile. Siamo nati in una piccola cittadina che si chiama Mesagne, che tanto tempo fa era conosciuta come la patria della quarta mafia. Noi abbiamo avuto il coraggio di scegliere a tutti i costi un’altra strada e di voler essere un esempio per tutti gli altri ragazzi. Sacrificio, niente arriva senza sacrificio. E infine la forza di volontà.

Porterete questa voglia di trasmettere energia in giro per l’Italia?

La comfort zone dei Boomdabash è il palco. Abbiamo dedicato la nostra carriera ai live e una volta finito tutto questo continueremo a farlo. Stiamo già preparando un nuovo tour e nuova musica. Il 9 maggio saremo all’Alcatraz di Milano. Ci saranno tutti gli artisti con cui abbiamo avuto l’onore di collaborare in questi anni.

Di cosa parla il vostro pezzo?

Nella zona rossa noi ci siamo nati. In quella della vita, non in quella della sala stampa. Ci sappiamo muovere bene. Quando una cosa è manifesta a tutti, non c’è altro da aggiungere. Mi interessa che la gente da casa abbia recepito il nostro pezzo. Veniamo da un’epoca dove s faceva proprio musica in cameretta e dove le radio erano l’unico mezzo. Il nostro brano è semplice, utilizza un brano volutamente semplice. Parla dell’attesa dell’amore nelle sue mille sfaccettature. Di quelli aspetti che fanno parte della vita quotidiana e che noi stiamo dimenticando. Il messaggio è: ritorniamo a fare nostra quella capacità che hanno i bambini: guardare solo con gli occhi del bene e non del male.

Avete portato l’estate a Sanremo, è stata una scelta?

Il brano è stato realizzato in vista della partecipazione a Sanremo. Non è stato fatto seguendo particolari canoni. Anche perché il pubblico percepisce quando i brani sono scritti a tavolino. Evidentemente noi profumiamo d’estate! (ride, ndr).

Cantare in lingua è un valore aggiunto. Ma questo potrebbe essere uno svantaggio? Quando siete al nord cosa succede?

Ti faccio un esempio. Tempo fa abbiamo fatto un concerto a Bolzano, e lì c’erano persone che conoscevano le parti in salentino. Penso che la forza della musica sia questa. Forse a livello discografico potrebbe esser un limite, ma non ci ha impedito di andare avanti. La scelta di cantare sia in inglese sia in salentino è stato un po’ il nostro marchio di  fabbrica.

Com’è stato lavorare con Loredana Bertè?

All’inizio avevamo un po’ di ansia di prestazione. Parliamo di un’artista che rappresenta una montagna della musica italiana. Lei ci ha subito messo a proprio agio. Ci chiama “i miei bambini”. C’è una bellissima amicizia e abbiamo imparato veramente tanto da lei. Si può veramente trarre forza dalla musica, nel suo caso non è un luogo comune. Riesce a trarre energia vitale da questa sua devozione, e lo stiamo facendo nostro. Le dai un brano e ci entra dentro. Pensavamo di osservare la Madonna. Quando ci siamo incontrati per il dopofestival ci ha detto “ma perché non lo facciamo insieme il duetto?”.

Come è iniziato il vostro percorso? 

Venivo da un progetto con una band punk. Durante il mio show ci esibivamo nello stesso locale. Ma notavo che nella nostra saletta non c’era nessuno. In quella accanto, c’erano i Boomdabash ed era piena di gente. Da lì è nato tutto in maniera naturale. Sono andata a casa di Angelo, abbiamo provato a buttare giù il primo pezzo. Da lì ho capito che potevamo fare cose belle insieme.

Di cosa parla il vostro disco “Barracuda”?

Il disco è uscito ieri, 8 febbraio. Contiene la hit con Loredana Bertè, e brani con Fabri Fibra e Jack La Furia. Parlano di bullismo, un argomento ormai molto attuale. Ai giovani vogliamo dire che nella vita possiamo fare tutto e di non ascoltare nessuno. Non devono avere paura di sbagliare.

 

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