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Cannes 2017 — La guerra a Netflix

E rieccoci qui pronti a sfruttare questo spazio franco per considerazioni sparse sul Festival di Cannes 2017, sulla vita a esso connessa, sulle proiezioni delle sezioni collaterali che non trovano posto e spazio per una recensione appositamente dedicata.

La 70esima edizione del Festival parte senza proclami, in un clima apparentemente dimesso, senza celebrazioni per l’importante ricorrenza dei 70 anni, l’inizio ufficiale, in questi tempi di forever young, della terza età. Ed è proprio un ragazzino impertinente ad attentare alla salute e al prestigio dell’arzillo vecchietto ricolmo di lustrini e paillettes. Parliamo naturalmente di Netflix e delle polemiche che hanno cannibalizzato l’attenzione mediatica di questi giorni qui dalla Croisette, ma torneremo sull’argomento tra qualche riga.

Partiamo con il capitolo sui controlli per la sicurezza. Quest’anno, alle due/tre perquisizioni di prammatica sono stati aggiunti i metal detector, con le ripercussioni che vi lascio solo immaginare sugli orari d’inizio delle proiezioni. Per ogni cicalìo di allarme la fila si blocca, il malcapitato di turno comincia a togliersi tutto il possibile di dosso, ripassa, risuona e via così. Giustissime le precauzioni per la sicurezza, ci mancherebbe, siamo in Francia nel 2017, il Paese è stato segnato da eventi luttuosi, però probabilmente approntare un’area di prefiltraggio esterna da superare una volta per tutte avrebbe aiutato. Al vostro cronista è andata sempre bene, almeno finora, nonostante la fibbia della mia cintura SEMBRI di metallo. Non me lo so spiegare, se non con la spiegazione che la percezione della sicurezza sia persino più importante della sicurezza stessa. Ma molto più probabilmente la mia fibbia è di plastica verniciata d’alluminio. Non vorrei fossero le ultime parole famose, ci terrò aggiornati (anche) su questo, ma pochissimo, lo giuro.

Giornata d’apertura cannibalizata dalla Giuria, che si presenta al pubblico e alla stampa, e contribuisce a far partire la guerra di religione che sta infettando perniciosamente l’atmosfera festivaliera. Il Presidente della Giuria Pedro Almodóvar, con (all’apparenza) tutto il candore di questo mondo, afferma che il cinema è quello che si ammira in sala, e che lui non premierà mai film che non hanno in programma l’uscita su grande schermo. Al di là delle fazioni già formatesi l’un contro l’altra armata, una dichiarazione del genere è semplicemente inaccettabile: in gara ci sono due film prodotti da Netflix, quelli di Bong Joon-ho e Noah Baumbach, e una competizione con al suo interno dei paria intoccabili non ha proprio senso di esistere.

Ci pensa il giurato Will Smith a pareggiare i conti, caldeggiando la piattaforma streaming, che ha contribuito, a suo dire, all’educazione cinematografica dei suoi figli. Intendiamoci: ci fosse da andare in guerra, io sarei sulle barricate con Pedrito, Cannes, Tarantino, Nolan e compagnia (mentre Scorsese è passato al nemico, ma pur di vedere “The Irishman” bene che lo producano financo le Edizioni Paoline), siamo fichissimi, perderemo ma con grandissimo stile.

A rinfocolare le polemiche, l’incidente avvenuto all’inizio della proiezione stampa mattutina di “Okja” di Bong Joon-ho, di cui leggerete poi nella recensione apposita (in alto la delegazione al photocall). Logo del Festival di Cannes, e fischi. Logo del produttore Netflix, e controfischi. ormai siamo allo stadio, il tifo ricorda le peggiori curve. Inizia la proiezione e il mascherino è sbagliato, manca la parte superiore del fotogramma. Ululati, buuu assordanti, la proiezione si ferma e riprende dopo cinque minuti nei quali addetti ai lavori si aggirano spauriti davanti allo schermo. Un complotto del festival? Un caso? La disabitudine di Netflix al grande schermo, abituati come sono a Pc e cellulari (ok, questa non ha senso ma permettetemi di stemperare). Non lo sappiamo, ai posteri l’ardua sentenza.

Qualche altra parola sulla giuria: bellissima come sempre Jessica Chastain, serio e compresissimo nel suo ruolo Paolo Sorrentino, elegantissimi anche gli altri due cineasti presenti, Park Chan-wook e Maren Ade. La cerimonia d’apertura scorre via veloce, con Monica Bellucci a far da madrina col suo franco/umbro da battaglia (ma com’è possibile che abbia ancora quest’accento dopo decenni di residenza francese compreso matrimonio? Forse lo fa apposta, compresa nel ruolo di nuova Sophia Loren che il mondo le ha assegnato) e una coppia di presentatori, in un segmento, che rappresentano una delle coppie più strane mai composte all’intreno dell’industria cinematografica: Lily Rose Depp e Asghar Farhadi, vorrei conoscere il tizio a cui è venuto in mente l’accoppiamento. Per la chiusura si accettano pronostici: Isabelle Huppert e Fausto Brizzi? Elle Fanning e Bela Tarr? Luciana Littizzetto e un fratello Coen a caso? Staremo a vedere …

Chiudiamo parlando di film, che è l’unica cosa che conta, dandovi conto del pugno di proiezioni ammirate al di fuori del Concorso ufficiale. “Blade of the Immortal” è un puro Takashi Miike alle prese con il jidaigeki, cappa e spada iperviolento e splendidamente coreografato, con dialoghi lunghissimi che spezzano forse troppo un ritmo a tratti forsennato, una sforbiciata al montaggio avrebbe aiutato. Ma è comunque divertimento puro, una boccata d’ossigeno che forse sarebbe servita più avanti, a spezzare un po’ la seriosità imperante della selezione.

Il Certain Regard inaugura le sue proiezioni con “Barbara” di Mathieu Amalric, delizioso esercizio di stile metacinematografico, che unisce arte e vita, teatro e politica, musica e rapporti interpersonali. Una Jeanne Balibar splendida da guardare, da ascoltare, un one woman show che nel finale plana persino dalle parti di “Mulholland Drive”. Amiamo alla follia Mathieu Amalric, davanti e dietro la macchina da presa. L’attore e regista in questo festival interpreta registi (vedi il film d’apertura di Desplechin) che fanno anche gli attori, orchestra sogni cinefili e si pone come mezzo per le orchestrazioni altrui, un’artista totale, semplicemente adorabile. Da Cannes passo e chiudo, ma solo per il momento.

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